Democrazia! Elogio della società aperta

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Il 25 gennaio 2018 a Davos, in Svizzera, George Soros ha partecipato come di consueto al World Economic Forum, ma questa volta il suo contributo ha riguardato in modo particolare la crisi che stanno vivendo le sue fondazioni a causa delle “diverse forme di dittatura e Stati mafiosi”. La critica è indirizzata a Vladimir Putin e Donald Trump e alla necessità di convogliare risorse in America e Europa per contrastare questa situazione, allo scopo di difendere la società civile e i valori della democrazia. Ad allarmare è il possibile scenario di un conflitto nucleare tra Usa e Corea del Nord che rende necessario un negoziato diplomatico tra USA e Cina per fronteggiare la dittatura di Pyongyang, ma orgoglio e interessi ostacolano tale collaborazione. Altri punti critici sono i mutamenti climatico (a cui si abbina il problema dei migranti climatici) e il monopolio costituito dai social media, un vero e proprio danno alla democrazia e alle elezioni, a causa della manipolazione del pensiero di massa. Ciò vale anche in ambito economico per il condizionamento degli utenti da parte delle aziende tecnologiche e la raccolta dei dati. È ormai a rischio la libertà di pensiero. Da questo punto di vista l’Europa con le sue tutele sul lavoro e le norme sulla privacy può insegnare molto agli USA. Un altro pericolo per la società civile è oggi costituito dalla rinascita del nazionalismo, per fronteggiare tutto questo va riorganizzata l’Unione europea, che dopo la crisi del 2008 ha generato una pericolosa diseguaglianza tra gli Stati membri che la compongono, minando la fiducia delle nuove generazioni verso l’Ue. Riformarla è prioritario, questi sono tempi rivoluzionari da cui dipende il futuro. Nel 2019 l’intervento di Soros si è focalizzato sulla Cina di Xi Jinping e sull’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di controllo delle dittature. I regimi autoritari proliferano in tutto il mondo e la tecnologia va a loro vantaggio ed è per questo che le società aperte sono di vitale importanza, in quanto il loro scopo è proteggere chi è vittima di discriminazione o esclusione sociale e non ha gli strumenti per difendere i propri diritti. Il solo modo per proteggere le società aperte è imporre regole ferree alle aziende che si occupano della produzione di questi strumenti di controllo…

George Soros è oggi uno degli uomini più controversi che si conoscano, capace di attirare elogi e critiche a livello mondiale. Ripercorrendo la propria vita a partire dalla nascita nel 1930, spiega in che modo le esperienze vissute abbiano condizionato il suo approccio all’esistenza e ai problemi del mondo. Dall’occupazione nazista in Ungheria nel 1944 all’influenza dell’educazione paterna e del principio “in tempi anormali le normali regole non valgono e le si rispetta a proprio rischio e pericolo”, gli studi alla London School of Economics e l’influenza di Karl Popper. Il lavoro nella finanza e la gestione dei fondi speculativi, fino al 1979, anno in cui crea l’Open Society Found, iniziativa ispirata dalle azioni del padre, che durante l’occupazione nazista aiutò molti ebrei a scappare fornendo documenti e vie di fuga. Ciò che suo padre ha fatto aiutando un gruppo di persone, lui ambisce farlo a livello globale. In questo volume sono raccolti gli scritti recenti di Soros, concernenti diversi ambiti e argomenti, frutto del suo pensiero e della sua analisi. Tra i tanti la fondazione della CEU (Università a Budapest), il dissapore con Viktor Orbàn, la frustrazione per la mancata riorganizzazione dell’Unione Europea, la critica al sovranismo, i dubbi su Trump, l’analisi degli errori in ambito economico dall’America all’Europa. Spunti interessanti per comprendere il pensiero di un uomo che dice di sé: “sono egoista ed egocentrico e non ho problemi ad ammetterlo”, che ha sviluppato la sua fortuna tenendo a mente i concetti di fallibilità e flessibilità e che quando si riferisce alle sue idee e alle soluzioni che tenta di proporre in ogni ambito, parla di filosofia personale e risente dei fraintendimenti che subisce. Soros non manca di lucidità, la stessa lucidità che gli fa ammettere di essersi impegnato nella filantropia (termine che detesta, poiché non condivide il concetto di assistenzialismo fine a se stesso) per lasciare il segno nel mondo e contribuire a migliorarlo, affinché il suo nome venga ricordato. Questo vuole essere il suo lascito alle future generazioni. Ricchezza, idee, impegno e dovere sociale, una combinazione che soddisfa la sua personale ambizione. Rilevante la donazione di 130 milioni di dollari effettuata ad aprile per fronteggiare il COVID-19. I soldi sono solo un primo investimento, secondo Patrick Gaspard presidente OSF, e il loro scopo è supportare le fasce escluse dagli aiuti federali negli USA (immigrati, chi è senza fissa dimora e detenuti), la didattica e le associazioni che si occupano dei figli di chi lavora in prima linea. Una parte andrà distribuita anche fuori dal territorio statunitense. Il 12 agosto 2020 Soros compirà 90 anni, ma non è il momento di farsi da parte, poiché ritiene di poter ancora portare avanti i suoi progetti, incurante delle bordate dei detrattori.



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