Dietland

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Alicia “Plum” Kettle lavora per un giornale e trascorre le sue giornate seduta al tavolino di un bar e rispondendo alle decine di lettere di adolescenti alle prese con i problemi più svariati, dalla prime cotte all’autolesionismo, fino a problemi col cibo. Proprio quel cibo a cui Plum non può resistere, come dimostrano i suoi centoquaranta chili e l’abitudine di nascondersi dentro abiti anonimi, larghi, rigorosamente neri. Ha sempre subito la derisione altrui per la sua “forma”, da qui il nomignolo Plum, direttamente affibbiatole dalla madre. Per questo ha sempre sognato di dimagrire e lasciare una volta per tutte i panni della grassa (quasi) trentenne per vestire quelli di Alicia, la sua versione magra e sexy. A nulla è valso, ancora adolescente, il tentativo di affiliarsi a uno dei programmi più in voga in materia: dopo un mese di cibi preconfezionati, shake e barrette energetiche, il suo amore per il cibo ha avuto la meglio. Dopo tanti anni è giunta a una consapevolezza e ha deciso di sottoporsi all’intervento che (dicono) le rimpicciolirà lo stomaco. Non vede l’ora che arrivi quel momento per sentirsi finalmente Alicia. Desiderabile. Anche agli occhi di un uomo. Nel frattempo dovrà temporeggiare rispondendo ai suoi adolescenti invasati. Questo fino a quando non intuisce che qualcuno la sta pedinando…

“Un Fight club femminista”. È così che la critica ha definito Dietland, il romanzo di Sarai Walker, noto per l’omonima serie AMC distribuita in Italia da Amazon Prime. Il tema è chiaro già dal titolo, che rappresenta un luogo molto diverso da tutte le “land” che conosciamo. Superficialmente può rappresentare una sorta di Paese dei Balocchi, quello in cui il divertimento è rappresentato dall’opportunità di dare una svolta alla propria immagine, perdendo chili e sognando una vita felice e appagata, possibilmente con un marito e con dei figli. Ma a che prezzo? È proprio su questo punto che verte il romanzo e poi la serie. La protagonista, centoquaranta chili di Plum-Alicia, dopo essere stata vittima per anni di derisioni e dopo aver sofferto l’emarginazione sociale derivante dalla sua forma fuori dagli stereotipi diffusi dalla società stessa, incrocia la sua vita con quella di alcuni personaggi che rappresenteranno per lei una vera e propria svolta. Un movimento volto a tirare fuori Alicia, che non è la sua versione magra, ma quella autentica. Per arrivare a questo è necessario però scardinare da dentro la società, sovvertire i modelli di femminilità rappresentato nelle riviste patinate, in tv, in pubblicità. Bisogna mettere fine all’equazione che stabilisce che le donne siano felici solo se nel ruolo di casalinghe, madri, mogli. La Walker usa Plum-Alicia come cavallo di Troia per sfondare le porte della superficialità della nostra società e distruggere gli stereotipi di genere. La profondità del tema viene affrontata con uno stile leggero, attraverso voce e pensieri di Plum, a volte rivolti al passato, nel tentativo di ricostruire dove e quando le sia successo di “incastrarsi” in una visione distorta della felicità. Ed è dall’auto-osservazione che nasce il cambiamento, non imposto, ma profondo. Proprio per questo molto più duraturo di un programma à la Weight Watchers. Il messaggio? Non smettiamo mai di inneggiare alla bellezza. Quella interiore. Che non va via.



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