Echo

Echo è cresciuta nell’ombra di un angelo, sua madre Eva: una donna perfetta, amata dal mondo e dalla natura, una maga della cucina, dei cristalli, della meditazione, del giardinaggio. Una dea in tutto e in primo luogo nella bellezza, la quale da sempre l’ha posta al centro dell’intero universo e, in particolare, di quello di suo marito Caliban. Un uomo, un celebre artista, tormentato da demoni per tutta la sua vita, almeno fino a quando non ha incontrato Eva, la cui luce è riuscita a scacciarli tutti. In questa casa, in questa famiglia, Echo cerca disperatamente l’amore e l’attenzione del padre, fallendo miseramente nei propri tentativi: con l’incombere dell’adolescenza, i due paiono due estranei, incapaci di comunicare. Echo si mette alla ricerca di un qualcosa, intraprendendo relazioni disperate, tingendosi i capelli di colori psichedelici, finendo persino ad ammalarsi di disturbi alimentari, come satura di una vita che in realtà ha appena cominciato ad assaporare…

Francesca Lia Block ci guida in una Los Angeles popolata da creature mistiche, sirene, angeli e vampiri. Tutti innegabilmente e costantemente impegnati nella ricerca di uno scopo, di una risposta a questa maledetta vita, e tutti inevitabilmente incapaci di raggiungerlo. Chi offre sacrifici di sangue in cambio di un corpo perfetto, chi si nasconde dietro a maschere e trucchi di magia e chi semplicemente ha perso l’amore della propria vita e cerca redenzione nell’affetto per una figlia. Non esistono risposte, ma solo domande: il suo stile non è per tutti, soprattutto per questa insistente alternanza tra sogno, fantasia e mondo reale. Block ci aiuta a crescere attraverso le storie dei propri personaggi, ce ne racconta le origini, gli scheletri nell’armadio e ci aiuta a condurli per la mano fino alla fine, mettendo da parte qualsiasi forma di giudizio. Non è un genere pensato per gli appassionati del fantasy, ma una forma narrativa ideata per chi si perde tra le difficoltà della vita quotidiana, per chi non è perfetto, ma che comunque non è riuscito a mettere da parte il suo spirito infantile, che ancora desidera sognare.

 


 

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