Eterni ragazzi - Raffaello e Mozart due vite allo specchio

Eterni ragazzi - Raffaello e Mozart due vite allo specchio

Col 2020 sono cinquecento anni dalla morte di Raffaello Sanzio. Il 2021 sancirà i duecentotrenta anni dalla morte di Mozart. La carezza d’una pittura e d’un’armonia insieme dolorosa e sublime. Due geni che hanno tanto – molto – in comune, nonostante li separino duecentosettantatré anni e settecentocinquanta chilometri (Urbino – Salisburgo). Incarnano il talento puro, quello che – nonostante i non pochi ostacoli della vita – non ha troppa difficoltà a venire fuori perché c’è in assoluta sovrabbondanza: la pennellata giusta arriva senza troppe bozze, così come la melodia perfetta nasce quasi già pronta. La creazione è immediata, di getto, eppure straordinariamente pensata. “Ogni espressione umana è sempre una ricerca” senza tregua, un viaggio che non conosce approdo, perché ambisce ontologicamente e tenacemente alla perfezione. E così è per l’armonia pacifica, aperta alla vita, di Raffaello, come per i chiaroscuri di Mozart, capaci di “comprendere e consolare il dolore anche più profondo” nella certezza che “non vi sia nulla di più alto dell’umanità dell’uomo. Questa umanità sopravviverà in eterno e vincerà”. È questo il leitmotiv, la morale e il fulcro delle loro arti: l’inno dell’Uomo che si innalza, e che anche quando sprofonda sa bene che deve riprendere a volteggiare. Nel dolore delle loro creazioni è già nascosta anche la pacifica sicurezza della gioia che verrà...

Stefano Zuffi, storico dell’arte e autore di moltissimi volumi divulgativi, esperto del Barocco e del Rinascimento, ci offre una comparazione originale e sorprendente tra due geni dell’Arte, intesa nella sua unicità, prima ancora che nelle sue differenti declinazioni. Con una prosa nitida, aperta a tutti, racconta di due uomini impegnati, a loro volta, a raccontare l’Uomo, nella sua molteplicità e, insieme, nella sua univocità. “Conservò [...] sempre l’artista [...] quello stupor giovanile che idealizza e trasfigura le cose in lontananze da sogno”. Zuffi cita – in ouverture – Salvino Chiereghin, a proposito di Mozart. E poi Luigi Lanzi, su Raffaello: “Trasportando l’anima a un avvenimento [...] gli faceva conoscere e sentire quelle perturbazioni medesime che dovettero avere i personaggi di quella storia”. Proprio due eterni ragazzi, dunque, mai dimentichi del loro cuore, del loro giovane sentire, in grado di capire, rivivere e far rivivere l’altrui gioire e patire. Di cos’altro ha bisogno un Artista? Stefano Zuffi ci accompagna in punta di piedi nelle vite di Raffaello e di Mozart, ci racconta dei loro luoghi natii, dei loro padri e delle loro madri, del loro rapporto col potere, dei loro rivali... tante sono le sovrapposizioni, le analogie. Le loro arti, oggi, sono spesso sminuite: i quadri di Raffaello sono ridotti a immaginette e le musiche di Mozart a sottofondi da sala d’attesa. Eppure nessuno potrà mai togliere loro quella sensibilità profonda – quasi infantile, poiché il saper sentire è prerogativa dei fanciulli –, quel perpetuo e universale sentire che li ha resi e li rende ogni giorno: eterni...



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