Etzel Andergast

Germania, Repubblica di Weimar. Secondo il pensiero di Joseph Kerkoven “un medico deve fare come se l’improbabile fosse la regola. Come se rendere possibile l’impossibile facesse parte della sua routine quotidiana”. Deve cioè riuscire a liberare l’ammalato dalla paura della morte. Ci riuscirà solo per ciò che è, non per ciò che sa. Dai giovani apprendisti è considerato un luminare, non è così per i colleghi più anziani, che non vedono di buon occhio le sue teorie sul fatto che le malattie del corpo dipenderebbero da una sorta di predisposizione o di volontà dell’anima di lasciarsi penetrare dal male stesso. Il suo approccio è alquanto insolito. Kerkoven somiglia più a una pietra di paragone, funzionante solo se messa a contatto con la materia da analizzare, che a un medico in grado di analizzare e definire una malattia. Joseph deve prima “patire” gli uomini per poterli comprendere. Proprio per questo il suo incontro con l’eccentrico Irlen, prostrato da una strana malattia, lo porta a dedicarsi completamente a quell’unico paziente, assorbito da un carattere e da un dolore tanto intensi da fargli dimenticare gli altri ammalati e sfilacciare il suo rapporto con la moglie Marie. Dopo la morte di Irlen, Kerkoven è un uomo e un medico diverso. A Berlino la sua fama cresce, il numero di persone che lo invocano aumenta sempre più. Giorno e notte è costantemente impegnato tra convegni e visite fino a quando nel suo studio non entra un giovane ragazzo di nome Etzel Andergast, il quale, affascinato dalle teorie e dalla fama del medico, ha deciso di raccontargli la sua vita. Così come era accaduto con Irlen, Kerkoven viene rapito dalla storia di Etzel, dal suo passato famigliare turbolento e dalla sua personalità così forte, tanto da decidere di accoglierlo in casa come assistente. Etzel gli è estremamente devoto, ma il loro rapporto si riempie di ombre nel momento in cui il giovane si affeziona a Marie e i suoi tentativi di riempire i vuoti lasciati dal marito si trasformano in uno scontro tra generazioni e uomini…

Preceduto da Il caso Maurizius e seguito da La terza esistenza di Joseph Kerkoven, Etzel Andergast completa una trilogia di romanzi scritti tra il 1928 e il 1934 e il cui filo conduttore è proprio la figura del giovane Etzel, il suo passato e il suo presente che si mescolano morbosamente. La personalità del medico è complessa e sfaccettata, ricorda l’intreccio di fili che vanno a formare un tessuto. Di lui Etzel dirà che ciò che più lo commuoveva e gli ispirava un’ammirazione quasi fanatica “erano la semplicità e la modestia di quell’uomo così libero dalle pose e dalla boria professionale da irradiare il fascino irresistibile dello sciamano”. Una peculiarità legata a quella sua naturale inclinazione a trasformarsi in pietra di paragone e a “vivere” le vite degli altri per poterle capire e provare a curarle. Una dote però che è anche un difetto che lo allontana dalla moglie. Così lo invoca Marie: “Dove sei, Joseph? Lo voglio anch’io, ancora, quel nutrimento meraviglioso che dispensi a tante persone; non credi che possa averne fame anch’io?”. Una cecità senza tempo, quella di Kerkoven; una manchevolezza umana attuale, quella di razionare i sentimenti alle persone care, che restano affamate. Sarà per questa capacità di Jakob Wassermann di analizzare l’animo umano, ispirata alle proprie vicende personali, che autori come Thomas Mann e Henry Miller rimasero affascinati dalle sue opere. Ma il pensiero del dottor Kerkoven è specchio fedele della società e dell’individuo moderni che rifiutano il rinnovamento. L’uomo cioè non ha la volontà di migliorare sé stesso, ma preferisce lasciarsi andare. Anziché vivere e crescere seguendo una legge di prestito reciproco, di partecipazione e collaborazione con altri individui, preferisce procrastinare, rinviare e rallentare la propria vita, cedendo alle malattie e scegliendo di fatto il dolore, come se sentisse che con quel percorso otterrà il male minore, evitando l’unica altra alternativa che lo porterebbe all’autodistruzione. La scrittura di Jakob Wassermann è completa, dettagliata e capace di esplorare qualsiasi interstizio dell’animo umano. Affrontare un suo romanzo significa intraprendere un viaggio all’interno di noi stessi.

 


 

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