Faith sull’albero

Faith sull’albero

Proprio quando vorrebbe essere da tutt’altra parte – magari toccata da un refolo del vasto mondo mascolino e circondata da amore carnale – Faith se ne sta sull’albero del parchetto, attorniata da bambini. Alcuni stanno in mezzo agli alberi, altri addosso alle statue, molti scalzi e troppi sopra le cacche dei cani. Mentre loro corrono, le madri si fermano a parlare. Che posto, in un tempo di democrazia! C’è Kitty, collega di Faith nel mestiere di madre, dentro a una gonna di cotone nero fatta di scampoli sui quattordici centesimi al metro; c’è la cupa Anne Kraat, in attesa del vento a favore; c’è la signora Steamy Lewin in un fiume di parole incessanti; c’è Lynn Ballard che scivola oltre l’indifferenza generale per gettare l’ancora di una borsetta color malva su una panchina. “Pare una modella!” le urla Junius Finn e Faith si rifiuta di commentare. Faith una volta era famosa, si racconta sia stata la terza neonata al mondo a viaggiare su un volo di linea. Le avevano pure fatto una foto in braccio a un assistente di volo (cimelio che ora si trova alla casa di riposo, montato su un cartoncino preso in lavanderia). Che cosa cercava di dimostrare la madre di Faith all’epoca? Che Faith era autonoma? Che era una bambina americana libera e indipendente? Ma se ha sempre avuto bisogno di un uomo da cui dipendere, perfino quando sembrava che uno l’avesse già. Faith è titolare di due maschietti, le occupano tutto il suo tempo proletario e i suoi sentimenti borghesi. Il più grande, Richard, lo tratta come se andasse per i quarantasette anni, anche se ne ha nove, e il più piccolo, Tonto, sostiene che il padre è un esploratore partito per l’equatore in cerca di contatti. “Ti manca?” gli chiedono a volte. “Quand’è a casa risponde sempre male”...

Pur avendo pubblicato soltanto tre libri di racconti, Grace Paley resta una delle voci più originali del secondo Novecento americano. Dicono non avesse una scrivania o un ufficio: poggiava la macchina da scrivere dove capitava, spesso davanti all’intera famiglia o nel bel mezzo del suo fervente attivismo politico fatto di marce, scioperi e sit-in. Leggendo anche solo poche righe dei suoi scritti, infatti, arriva dritta sulla pelle la sensazione di essere toccati da un chiacchiericcio polifonico nel quale brulicano situazioni e personaggi vivissimi. Grace Paley è stata arrestata una volta per disobbedienza civile e un’altra durante una protesta in una centrale nucleare, è andata fino in Vietnam a chiedere il rimpatrio dei prigionieri di guerra, ha incontrato le madri dei desaparecidos a El Salvador e in un fascicolo dell’FBI l’hanno definita “persona pericolosa e instabile”. Lei invece diceva di essere “un po’ pacifista combattiva, un po’ anarchica cooperativa”. Per la collana digitale “Scatti”, Edizioni Sur ha scelto Faith sull’albero, uno dei racconti più famosi di Grace Paley. A prima vista potrebbe sembrare che non ci sia traccia dell’impegno politico dell’autrice in questo racconto, perché si sviluppa attorno a una situazione piuttosto ordinaria – ci sono delle madri, dei bambini, un parchetto. Bisogna però arrivare fino in fondo e vedere con i propri occhi dove sanno condurre queste poche pagine che in origine facevano parte della raccolta del 1974 intitolata (non a caso) Enormi cambiamenti all’ultimo minuto.



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