Finché ci saranno le farfalle

Finché ci saranno le farfalle
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La domenica è il giorno della settimana che Penelope, insegnante di storia e letteratura, preferisce, perché può dedicare l’intera mattinata a se stessa. È così da cinque anni, sette mesi e undici giorni, cioè da quando ha lasciato il marito David ed è andata a vivere da sola. Anzi, non proprio sola, ma con Giacomo, il gatto più pigro sulla faccia della terra, il cui unico scopo è elevare la pigrizia a forma d’arte. Dopo aver lasciato il marito, consulente finanziario di fama internazionale con provvigioni a sei cifre ma ben lontano dalla persona di cui si era innamorata, Penelope ha costruito una vita in cui non c’è spazio per la nostalgia del passato, una vita fatta di controllo e di regole, un orario per la scuola ed uno per la vita privata. Per fortuna, nella palazzina del quartiere Schwabing di Monaco in cui vive al terzo piano, abitano solo persone di mezza età senza bambini piccoli, per cui la domenica mattina tutto è tranquillo e Penelope riesce effettivamente a dormire un po’ più a lungo. Oggi però non è così: sul pianerottolo si sente un fracasso improvviso che la fa sobbalzare e la costringe ad alzarsi, ad indossare la sua vestaglia trapuntata, ad infilare delle pantofole di lana cotta e a prendere gli occhiali per andare a vedere cosa è accaduto. Si tratta di Oliver, l’unico altro inquilino giovane del condominio, classico bravo ragazzo impiegato nel settore della moda, che sta traslocando ed ha appena fatto cadere uno specchio. Accanto a lui un ragazzo dagli occhi azzurri, maglietta bianca e salopette di jeans, che la fissa come fosse un’attrazione imprevista su un palcoscenico. Che insolenza! Poco dopo, mentre sta facendo colazione, la quotidianità di Penelope viene nuovamente disturbata dall’arrivo imprevisto della madre Ariadne. Un’ennesima scocciatura. Sua madre, dopo nemmeno un anno dalla morte del marito, si è risposata con un uomo di quasi trent’anni più giovane, un uomo che a Penelope non piace affatto…

Ecco il terzo volume della serie Le farfalle del Terzo Reich, preceduto da Musica per un amore proibito e Marlene, tre romanzi che raccontano quattro generazioni di donne che attraversano la storia, partendo dalla Germania hitleriana fino ai giorni nostri. Il terzo capitolo della saga è per Penelope, presa a schiaffi dal destino ed in fuga da se stessa. Una donna che ha racchiuso la propria anima in una camicia di forza e che ha deciso di sottrarsi ad ogni possibile gioia della vita, perché convinta di non meritare più alcunché. Una vita impostata su una routine sempre uguale che certamente non entusiasma, ma dà sicurezza. Un’esistenza appartata che è tutto il contrario di quella della madre, donna eccentrica e dai modi irruenti, che sa godere della vita in ogni sua fase e sa reagire anche alle situazioni più critiche. Una quotidianità statica ed immobile che viene finalmente sconvolta da un’anziana vicina di casa- entusiasta della vita in ogni sua forma dopo essere sopravvissuta agli orrori di Auschwitz- che cucina dolci per coprire l’odore della marijuana che fuma ogni giorno, e da un giovane sfrontato- occhi azzurri e fisico da modello- che la incoraggiano ad abbandonare l’isolamento imposto, a rifuggire la paura, che altro non è se non l’assenza di amore e ad assaporare di nuovo ogni occasione di gioia, seppur minima, perché “la felicità va riconosciuta quando ce l’abbiamo tra le mani, non quando ormai è svanita”. L’Olocausto, la fede, la religione, la morte, il perdono, l’amore, l’elaborazione del lutto. Tematiche importanti presenti nel romanzo, ma appena sfiorate, purtroppo. La penna di Hanni Münzer pare non voler approfondire e si limita ad una semplice esposizione dei fatti, sicuramente delicata ma piuttosto sterile, che lascia il lettore con un po’ di amaro in bocca e la sensazione di arrivare al termine del romanzo con qualcosa di ancora irrisolto.



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