Galeazzo Ciano - Una vita (1903-1944)

Fin dall’infanzia livornese, l’idea che Gian Galeazzo Ciano ha del padre Costanzo è quella del “grande soldato, l’eroe di Cortellazzo e della beffa di Buccari”, “gloria dell’Italia imperiale”. Scolaro brillante, più che la voglia ha l’urgenza di primeggiare, ma la presenza del padre è troppo ingombrante e lo costringe alla timidezza: “Ma quegli stessi impulsi, dopo essere corsi per vent’anni come un fiume sotterraneo, emergeranno con la violenza di un getto di vapore appena a Galeazzo verranno dati una briciola di potere, una divisa, un comando”. Dopo un primo tentativo fallito nel 1919 nelle liste dell’Unione Democratica, Costanzo Ciano nel 1921 aderisce ai Fasci di combattimento (e li finanzia, anche se probabilmente “solo come intermediario”) e quando viene eletto alla Camera si trasferisce a Roma, portando con sé la famiglia in un villino di via Boezio, in Prati. Dopo una serie di iniziali diffidenze, e persino contrasti, con Benito Mussolini ai tempi della marcia su Roma, Ciano diventa uno dei più fedeli collaboratori del futuro Duce e ottiene nel novembre 1922 le cariche di Sottosegretario alla Marina e Commissario alla Marina mercantile, per poi diventare nel 1924 Ministro delle Poste e Telegrafi, che controllava anche ferrovie, settori automobilistici e tranviari nonché la neonata EIAR, l’ente radiofonico di Stato. Duro, reazionario, accentratore, Costanzo Ciano è ormai potentissimo e ricchissimo. Galeazzo quindi è un ventenne figlio di un eroe nazionale e Ministro: dal 1921 al 1925 il giovane vive forse gli anni più belli della sua esistenza, “ma anche i più vaghi e indecisi”. Madre e sorella sono quasi sempre a Livorno e lui vive da solo con il padre. L’occupazione preferita sua e del suo gruppo di amici (amavano definirsi “gli sciacalli”) è andare alle prime teatrali e fischiare senza pietà le “commedie passatiste”, per poi tenere “animate discussioni politiche e artistiche passeggiando di notte nelle vie della vecchia Roma”…

Lo storico e giornalista Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”, cura una nuova edizione del suo importante saggio su Galeazzo Ciano a quarant’anni di distanza dalla prima pubblicazione. Ma sceglie di non ritoccare il testo né nella forma né nella sostanza, sia perché in questi anni non sono emerse novità storiografiche davvero significative sull’argomento, sia perché l’unico testo importante pubblicato – il saggio di Eugenio Di Rienzo Ciano (Salerno, 2018) – è basato sulla tesi di fondo che i diari del Ministro degli Esteri e genero di Benito Mussolini (fonte giocoforza principale di qualsiasi saggio sulla sua vita e la sua carriera) siano un “documento inautentico e contraffatto”. Spiega Guerri nella sua prefazione alla nuova edizione: “Ciano manipolò a posteriori alcune pagine del diario, come ho segnalato nei punti relativi e in molti passaggi lo scrisse pro domo sua, come è ovvio e come ho – di caso in caso – indicato; però sono tuttora convinto che sia un documento fondamentale per la storia del fascismo”. Aggiornatissima è invece la bibliografia, che arriva a settembre 2019. Il Ciano di Guerri – e Ciano tout court – è un personaggio da film. Figlio di un “guerriero” fascista della prima ora, di un eroe nazionale come Costanzo Ciano, livornese dai modi spicci fino alla brutalità, sin da ragazzo e per molti anni sognò di fare lo scrittore e il commediografo. Visto lo scarso successo, ripiegò sul mestiere di giornalista grazie alle raccomandazioni paterne per poi avviare una promettente carriera diplomatica. È in questa fase che Ciano conosce la figlia del Duce, Edda Mussolini, e dopo un breve fidanzamento la sposa (e Guerri sottolinea come “non fu solo un matrimonio politico – anche se in seguito disinvolto e parecchio anticonvenzionale”). A questo punto la vita del giovane diplomatico diventa un turbine: la Cina tanto amata, il rientro in Italia e la nomina a capo ufficio stampa di Benito Mussolini e poi Ministro della propaganda e della cultura popolare, la campagna d’Etiopia, l’ascesa al Ministero degli Esteri, l’avventura in Albania, lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la drammatica notte del 25 luglio 1943 con la “congiura” del Gran Consiglio, la fuga a Monaco di Baviera, l’estradizione nella Repubblica di Salò, l’estenuante processo per tradimento e la fucilazione. Una commedia sofisticata da “telefoni bianchi” che diventa spaventosa, sanguinaria tragedia shakespeariana e che Giordano Bruno Guerri racconta con ritmo incalzante e gusto da romanziere.



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