In gamba, fratello!

Massimo sta cercando la parola più adatta per definirsi. È su una carrozzina da sempre ma non è abituato a compatirsi: l’ironia è la sua ancora di salvezza. E le sue armi sono lo studio e la scrittura. Perché parlare non sempre gli riesce bene. Giulia è l’operatrice del centro dove Massimo trascorre le sue giornate in compagnia di altri disabili, fisici e mentali. Ed è la sua preferita, l’unica che non lo fa sentire “il povero Massimo”. Una mattina come tante di una delle giornate sempre uguali, Massimo è in giardino con gli amici Felice e Vittorio, anche loro in carrozzina, a sparlare delle richieste di amicizia su Facebook, quando arriva uno strano messaggio: un certo Tommaso chiede di incontrarlo e magari di iniziare a costruire un’amicizia. Il primo incontro è un fallimento: Massimo cerca di darsi un tono e finge. Tommaso lo rimbrotta. Ha un brutto carattere ed è sempre arrabbiato. Però fa ridere. Massimo ha sviluppato una sorta di sesto senso che lo fa stare a galla nelle situazioni difficili che affronta praticamente ogni giorno. È perplesso. È Consuelo, la badante, che lo toglie dall’impasse: avere nuovi amici non può che fargli bene. L’appuntamento è accordato e, oltre ogni immaginabile aspettativa, diventano Max Wheels e Tom Wolf, due supereroi al servizio della giustizia. Fanno del loro limite un punto di forza, una leva per combattere le ingiustizie. A modo loro…

Massimo è pienamente nella sua zona di confort: una vita monotona e abitudinaria che si è costruito faticosamente e alla quale si aggrappa con tutte le forze per paura della rabbia che sente montare dentro. Tommaso è fuori dagli schemi e quella stessa rabbia è la sua benzina. I numerosi personaggi che fanno da contorno a questa appassionante storia di amicizia si intrecciano alle vite dei due protagonisti che, nella struttura del romanzo, diventano cerniera. Tratto da un incontro reale, da un’amicizia nata in radio (Alessandro Principe conduce ogni giorno il programma Radar su Radio Popolare), In gamba, fratello! racconta, con un linguaggio diretto e a tratti tagliente, di noi, della nostra società e della cattiva abitudine di dare nomi gradevoli a ciò che non lo è, della famiglia e dell’amicizia, della solitudine e di come il web finisca per diventare un accettabile surrogato di vita nel quale sentirsi come gli altri, della solitudine e della sessualità, dimensioni che appartengono pienamente a quelli che tutti pensano “figli di un dio minore”, della dignità rispetto al lavoro e delle logiche criminali che si insinuano ovunque. Tutto (forse troppo) visto da una prospettiva differente, senza sconti per nessuno e dall’altezza di una sedia a rotelle che diventa filtro attraverso il quale (ri)leggere la realtà. E magari imparare ad andare oltre gli stereotipi ed i luoghi comuni.

 

 


 

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