Gli anni di Marta

Gli anni di Marta

C’è il nonno, con la sua vecchia casa nel vicolo, la porta in legno bella da toccare, ma che paura le schegge che possono infilarsi nelle mani. C’è il papà, che affetta il prosciutto e lava il coltello alla fontana e quel coltello sfugge e cade e Marta deve stare attenta a non raccoglierlo. Basta il tono duro del padre a fermarla, lui vuole solo che non si faccia male e con la stessa premura le riempie il piatto poco per volta, così che mangi con calma, senza abbuffarsi, lei da sola non sa controllarsi anche se ci prova. C’è la nonna, con le sue mani “dure di lavoro”, che le accarezzano il viso e le chiede cosa vuole da mangiare e le affetta il pane del fornaio, con la crosta scura e la mollica gialla e Marta non sa resistere, lei mangerebbe sempre. E una notte che faceva tanto freddo e dormivano assieme nel letto le ha fatto fare la pipì nel pitale smaltato, invece di uscire per raggiungere il bagno. È una cosa di cui si vergogna, ma lo ha raccontato lo stesso alla mamma, che ha riso. La mamma non sta mai ferma, ha sempre qualcosa da fare, pulire, cucinare, leggere, ma per ascoltarla si è seduta e non l’ha interrotta, come di solito fanno gli adulti. Di solito, perché gli adulti hanno altro da fare e soprattutto hanno i loro “pensieri”. Il papà, la mamma, la maestra, tutti hanno i pensieri e non possono essere disturbati e questa è una faccenda che Marta proprio non capisce. Lei conosce i pensieri dei bambini: ridere, correre, piangere (a volte, ma passa presto), ma sa che anche gli adolescenti hanno pensieri, come i suoi cugini, con lo sguardo perso oltre il finestrino della macchina, zitti e muti…

I momenti essenziali di una vita in divenire vengono narrati nelle pagine de Gli anni di Marta (finalista al Contropremio Carver del 2020, premio letterario nato a Roma nel 2003). Gli odori e le sensazioni dell’infanzia, l’amore intenso verso i nonni e i genitori, le paure e le attese che vanno di pari passo alla consapevolezza di essere amati di un amore totale. L’adolescenza con i suoi turbamenti, le infatuazioni struggenti e la cronica sensazione di essere inadeguata, grassa, non bella, che tutto giri troppo in fretta, senza che si possa porvi rimedio, ma il bello dell’esistenza è questo, come le parole dell’amico Giacomo: “Certe volte le cose sfuggono al nostro controllo. Accadono e basta. Non cercare troppo il motivo, a volte tutto è solo ciò che sembra”. Il romanzo è un diario in prima persona, un flusso di ricordi in cui abbondano gli aggettivi per dare forma alle immagini che Marta racconta. Frasi brevi, spezzate, un rincorrersi di pensieri, di momenti belli e brutti, quelli che permettono a un essere umano di essere ciò che è, di scoprirsi e se possibile accettarsi. L’autrice, Laura Tullio (Bari 1976) scrittrice e insegnante, non è alla sua prima prova letteraria, ha già pubblicato alcuni libri per ragazzi in collaborazione con Chiara Curione: Adama e Tonio, un’amicizia senza confini e Le bulle, ha inoltre curato l’adattamento de L’isola del tesoro di Stevenson.



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