I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)

I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)

L’avvocato Vincenzo Malinconico è in casa. Poco prima, rientrando, ha notato un’ambulanza sul marciapiede di fronte a casa sua e la macchina dei carabinieri di traverso davanti al portone. Ha pensato ad un’operazione congiunta e non si è preoccupato più di tanto di cosa stesse realmente accadendo. Quando, poco dopo, sente suonare alla porta e la apre, un carabiniere, gemello dell’attore Aldo Maccione e piuttosto trafelato, gli chiede se ha visto una ragazza in mutande, i capelli corti e una terza di seno aggirarsi nel corridoio del palazzo. Si dà il caso che sia stata appena compiuta una retata al quarto piano del palazzo, dove c’è una casa d’appuntamento, ma a quanto pare la ragazza con i capelli corti è riuscita a scappare e a far perdere le sue tracce. Malinconico risponde di non aver visto alcunché – ed in qualche modo risulta convincente, perché il carabiniere, dopo un ulteriore scambio di battute, se ne va – ma mente. In effetti, Vincenzo la ragazza l’ha vista eccome: gli è arrivata alle spalle, mentre lui apriva la porta del suo appartamento, e lo ha pregato di farla entrare. Una Pippi Calzelunghe di una ventina d’anni o giù di lì, rossa, magra e piena di lentiggini. Gli ha chiesto aiuto e, per ottenerlo, si è aggrappata con le unghie e con i denti ad un alquanto opinabile concetto di solidarietà, ma tant’è e l’avvocato Malinconico alla fine l’ha ospitata e l’ha sottratta alle grinfie dei carabinieri. Sia chiaro che l’avvocato non ha certo aiutato la Pippi in mutande perché è una brava persona o un uomo di sani principi. No, quello che ogni volta lo frega è il rimorso, che proprio non riesce a sopportare. Così come non è ancora riuscito a trovare comodo il lusso, quel lusso che lo circonda nel nuovo ufficio – arredato con grande stile dal suo quasi socio Beniamino Lacalamita, alias Benny – che da un anno occupa, un ufficio di centosessanta metri quadrati nel quale Vincenzo si muove con il timore e la deferenza tipici di chi ha nel curriculum venticinque anni di co-affitto in stanze di, esagerando, trenta metri quadrati...

Un nuovo episodio per l’avvocato Vincenzo Malinconico – uno dei personaggi seriali più noti e meglio riusciti dello scrittore napoletano Diego De Silva – che si presenta cinico e schietto come sempre, nonché animato dalla solita vocazione all’insuccesso. Malinconico è un uomo intelligente, arguto, piuttosto stronzo – secondo molti uomini – e piuttosto cretino – secondo molte donne –; è un dissacrante, ironico e mediocre eroe normale che reagisce agli inciampi della vita con una battuta e con il suo solito sarcasmo. Questa volta Vincenzo si è incasinato da solo l’esistenza, aiutando una giovane prostituta che altri non è che la figlia del sindaco in carica; inoltre una causa di separazione, che sembrava operazione di routine, si sta rivelando più complicata del solito, a causa dell’abitudine, rivendicata con forza da Malinconico, di dire sempre quello che non voleva dire; infine ci si mette di mezzo pure la malattia. Eh già, l’avvocato Malinconico si ammala – così come De Silva, il suo autore – e si spaventa, nonostante il medico lo esorti ad affrontare il problema come se fosse parte del quotidiano. Peccato che non sia affatto facile seguire le raccomandazioni del medico, soprattutto quando il risultato delle analisi, cui Vincenzo si sottopone, raccontano una verità difficile da digerire. Ma tristezza e sconforto non hanno ragion d’essere quando compagni, amici, figli, colleghi supportano e fanno quadrato; non può esserci sfiducia quando arrivano in aiuto i valori che contano, quelli sui quali l’avvocato ironizza e finge che non siano connaturati alla sua vera natura: l’amore, l’amicizia, la salute, il lavoro. Valori che in determinate circostanze piuttosto amare, come recita il sottotitolo del romanzo, uno farebbe volentieri a meno di scoprire. Con un linguaggio tagliente e diretto De Silva, rifuggendo con intelligenza banalità e leziosità, riesce a svelare l’aspetto più profondo e intimo del suo personaggio, le sue fragilità più nascoste ed i suoi timori, senza rinunciare in alcun modo a quella narrazione brillante e divertente che da sempre caratterizzano le storie di uno degli avvocati più singolari e irriverenti del panorama letterario italiano.



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