Il caso dell’abominevole pupazzo di neve

Il caso dell’abominevole pupazzo di neve

È periodo di feste natalizie quando nel cottage dei coniugi Strangeways, nel Devonshire, giunge una lettera da parte di Clarissa Cavendish, una vecchia zia un po’ stramba di Georgia, la moglie di Nigel. La donna vive a Easterham, nell’Essex, nella dépendance di Easterham Manor, la tenuta di Hereward Restorick. L’eccentrica zia vorrebbe ospitare la coppia certo per il piacere della loro compagnia, ma anche per cercare di risolvere un problema con l’aiuto di Nigel, che ha fama di essere un ottimo investigatore, al punto da collaborare talvolta con Scotland Yard. Il giovane non è molto entusiasta della proposta, soprattutto perché il presunto problema riguarda il comportamento anomalo della gatta di casa Restorick. Sua moglie, però, ha un piacevole e affettuoso ricordo di sua zia, non ritiene che ci sia poco con la testa come crede il resto della famiglia e pensa, invece, che il suo modo di vivere, scrivere e parlare come se vivesse ai tempi di Giorgio III sia soltanto un innocuo vezzo. Dopo qualche giorno, quindi, Nigel e Georgia arrivano a Easterham, accolti da un vento gelido, un cielo plumbeo e cumuli di neve dappertutto. Dopo cena, la zia Clarissa racconta alla coppia la vicenda che l’ha resa inquieta e l’ha spinta a chiedere l’aiuto di Nigel. Nei giorni precedenti, erano ospiti alla tenuta – oltre ai proprietari, Hereward Restorick, la sua sposa americana Charlotte e i due gemelli decenni John e Priscilla -, Elizabeth e Andrew, fratelli minori del padrone di casa, il signor Dykes, scrittore di romanzi rosa “noioso e maleducato” innamorato di Elizabeth, una amica della giovane, la signorina Ainsley, “ragazza frivola e piuttosto anonima”, e il dottor Bogan, medico personale di Elizabeth e, sempre a detta di zia Clarissa, “un ciarlatano”. Quattro giorni prima di Natale è stata l’inquieta Elizabeth – “una donna perduta […] priva di qualsiasi pudore” – a proporre una seduta spiritica nella stanza della tenuta detta “del Vescovo”, che si dice sia infestata dai fantasmi, a causa di una storia risalente al 1609, secondo la quale proprio in quella stanza un prelato in visita sarebbe stato avvelenato dal padrone di casa. La sera stabilita, nella stanza gelida che adesso funge da biblioteca, poco prima di mezzanotte si erano ritrovati tutti gli ospiti, un po’ alterati dal punch, quando all’improvviso la gatta Scribble, dopo aver bevuto latte da un piattino e aver fatto le fusa, aveva arcuato il dorso e poi si era ripetutamente scagliata con ferocia contro il muro, rischiando di rompersi la testa. Poi, dopo aver girato alcune volte su se stessa, di era addormentata lasciando tutti molto turbati. La zia Clarissa è convinta di aver visto qualche strano gioco di sguardi durante quella orribile scena e crede che Elizabeth possa essere in pericolo; la donna, infatti, è particolarmente affezionata a lei e a suo fratello Andrew per oscuri motivi che risalgono alla sua giovinezza. Il giorno seguente, dunque, Nigel viene accolto alla tenuta e presentato dai padroni di casa come un “esperto di ricerca psichica”, invitato per scoprire qualcosa sul fantasma che probabilmente ha spaventato la gatta la sera della seduta spiritica, causando il suo strano comportamento. L’unica persona che Nigel non riesce a incontrare è Elizabeth, rimasta nella sua stanza perché indisposta, però il giovane si accorge subito della strana atmosfera che sembra esserci tra tutti gli ospiti e della particolare tensione tra alcuni di loro, qualcosa di così inquietante che Georgia si dice dispiaciuta per aver trascinato suo marito fin lì. L’indomani mattina, Elizabeth Restorick viene ritrovata dalla cameriera completamente nuda, bellissima e accuratamente truccata, impiccata nel buio della sua stanza, che appare chiusa dall’interno. Ma fin da subito alcuni particolari attirano l’attenzione di Nigel, convinto che qualcosa non sia come vorrebbe sembrare…

A quasi ottant’anni dalla prima edizione (1941), Giunti pubblica questa storia ambientata nel 1940, agli inizi del secondo conflitto mondiale, che fa parte di una serie di venti episodi con protagonista il brillante investigatore Nigel Strangeways, comparso per la prima volta nel 1935. L’autore di questi gialli è Nicholas Blake, pseudonimo di Cecil Day-Lewis - padre dell’attore Daniel Day-Lewis - insegnante, direttore editoriale di una casa editrice, autore di saggi, prestigiose traduzioni dal latino e, appunto, di romanzi investigativi di successo, nato in Irlanda nel 1904 e morto nel Regno Unito nel 1972. Blake è stato anche poeta e nel 1968 ha ricevuto il titolo di Poet Laureate; ha fatto parte, infatti, della cerchia di Wystan Hugh Auden nell’ambiente universitario di Oxford, accomunata da idee che esprimevano il disagio e le incertezze della fine dell’età vittoriana e davano vita, quindi, ad una poesia di reazione, con contenuti sociali politicamente orientati a sinistra. Assolutamente perfetto per il periodo natalizio grazie all’ambientazione nella campagna inglese ricoperta dalla neve, questo gioiellino si inserisce perfettamente nella tradizione del giallo inglese, della detective story à la Agatha Christie, per intenderci, nel quale sono il ragionamento e la logica a condurre passo a passo alla soluzione. Non tragga in inganno il titolo che fa pensare ad una strana storia di Natale per bambini; la trama di questo romanzo è avvincente, il ritmo incalzante, le tematiche risultano curiosamente attuali e vanno dalla dipendenza dalle droghe, al sesso, dalle suggestioni per l’occulto all’ipnosi, alla psichiatria ancora giovane, alla condizione femminile, tra aspirazioni alla libertà (e persino alla rivendicazione del libertinaggio) e necessità di difendere una reputazione convenzionale. Ovviamente alcune ingenuità riguardo determinati argomenti sono evidenti ma inevitabili, considerato il periodo in cui il romanzo è stato scritto; succede, ad esempio, riguardo le droghe e certe affermazioni mostrano il limite delle conoscenze dell’epoca. L’ambientazione, come già detto, nella campagna inglese innevata ne fa un classico che più classico sarebbe difficile, adatto al periodo di Natale, ma la neve è anche parte integrante della storia perché confonde le tracce, e il lettore, condotto per mano alla soluzione, dovrà aspettare che, sciogliendosi, riveli a lui, come al protagonista, la conferma delle ipotesi risolutive. La psicologia dei personaggi è curata e, senza che mai il racconto deragli in parentesi noiose che distraggono dalla trama – come avviene talvolta in questo tipo di romanzi -, ogni loro singola storia viene ricostruita in maniera tale che ognuno appaia ambiguo e potenzialmente colpevole, motivato chi dalla passione, chi dall’avidità, chi dall’amore, chi da un passato oscuro. Lo stile, adeguatamente retrò ed elegante, completa il quadro positivo e ne fa una imperdibile lettura per una piacevolissima serata invernale. Possibilmente senza un pupazzo di neve che vi guardi dalla finestra.



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