Il Club di mezzanotte

Il Club di mezzanotte
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John Stefanovich, tenente della polizia di New York, ha un conto aperto con il suo nemico giurato dal marzo del 1986. In quell’inizio di primavera infatti, Stef ha perso l’uso delle gambe a causa di una pallottola nella schiena durante una sparatoria a Long Beach e ha perso anche sua moglie Anna, trucidata a sangue freddo. Il responsabile è Alexandre St. Germain, conosciuto anche come il Danzatore della morte, il maggior narcotrafficante europeo che si nasconde dietro l’apparenza dell’integerrimo uomo d’affari. Dopo quasi due anni il Danzatore ritorna ad apparire sul radar del tenente durante un’indagine sul cosiddetto Club di mezzanotte, un’organizzazione criminale composta da uomini ricchissimi provenienti dalle più svariate parti del mondo. Un consorzio che include al suo interno anche personalità del mondo della politica, della finanza e perfino dell’esercito e del clero. St. Germain sembra farne parte in maniera molto attiva e quindi questa rappresenta l’occasione perfetta per Stefanovich di pareggiare i conti una volta per tutte. Impresa ardua però, data l’immensa potenza del gruppo e la scarsità di informazioni sul suo conto. In soccorso di John però arriva Sarah McGinnis, una giornalista molto capace che da tempo scrive sul Club e sulle sue malefatte...

Diciamolo subito: certamente non il miglior Patterson. L’autore statunitense, lo scrittore di thriller più letto al mondo, ha dato vita ad alcuni classici del genere come Il collezionista o Nella morsa de ragno. Questi romanzi hanno avuto un successo planetario grazie anche alle trasposizioni cinematografiche con Morgan Freeman nei panni del profiler Alex Cross. Questo Il Club di mezzanotte, fin dalle prime battute, appare troppo manicheo, con un mondo diviso in buoni e cattivi, e troppo poco realistico, con questo gruppo di supervillain che conta al suo interno membri sparsi di yakuza e di Cosa Nostra al fianco di generali e senatori. I personaggi risultano quindi poco profondi e abbastanza superficiali, su tutti Stefanovich che rappresenta il duro dal cuore d’oro, St. Germain lo psicopatico malvagio e in mezzo tutto lo stuolo di mafiosi da operetta. Il romanzo risale al 1989 e quindi anche la scrittura è pesante, con un uso di aggettivi piuttosto banali e dialoghi poco profondi. Finale molto scontato e per nulla in linea con la vasta produzione dell’autore.

 


 

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