Il dono di Arianna

Il dono di Arianna

Clitemnestra avrebbe voluto essere presente alla riunione nell’Heraion di Argo, dove si stava valutando se c’erano valide ragioni per la guerra che sarebbe potuta scoppiare a causa della sua bella e sventata sorella Elena… Nella stanza una festa, tredici ragazzi che bevono e ridono, e lui con un feroce mal di testa, un continuo pulsare del sangue nelle tempie che non gli permette di ricordare perché sia lì, perché stiano festeggiando… Al banchetto ufficiale in onore dell’ospite, lei è come stregata dagli occhi azzurri di lui: lo ascolta raccontare, non sente la voce volgare del marito, e si perdono l’una nello sguardo dell’altro, riconoscendosi affini… Agamennone ha deciso di chiedere scusa ad Achille e passa la notte a scrivere l’elenco delle offerte di riparazione… L’isola dei topi è uno scoglio dalla forma allungata, uno sperone roccioso su cui sono state ricavati terrazzamenti e scale… A Nettuno è toccato il regno migliore, quello che in ogni casa non avrebbe potuto essere abitato dagli uomini… Guida il carro con destrezza, solo le persone anziane, con tanta esperienza, sono capaci di farlo bene… Le due dame vestite di nero vivono a Ramnous; la loro casa è sulla sommità della collina da cui guardano. Sono in attesa... Bussa alla porta del monastero di Paleokastro sopra ad Ano Merà, dove vive solo una suora… I coniugi sono vestiti di bianco, non proprio da turisti, e sembrano fuori dal tempo; sono in piedi al centro della tomba del re dei Mini. Lei si appoggia al braccio di lui in una posa quasi teatrale…

Il dono di Arianna è il libro con cui Marta Morazzoni, dopo aver ricevuto il Premio Campiello alla carriera nel 2018, ha vinto il Premio Chiara (2019) e il Premio Speciale Ceppo “Letteratura e Vita Leone Piccioni” (2020). Dieci racconti attraverso i quali l’autrice fa rivivere la mitologia greca, in un’interpretazione appassionata che rivela il potere del mito di continuare a parlare con immediatezza di temi universali. I racconti svincolano il ricordo della mitologia greca legato agli studi scolastici; i personaggi si riscattano ed emergono nella loro più fresca attualità. Ritroviamo così, per esempio, due genitori che si confrontano sul futuro della giovane figlia, una donna che soffre da anni di gelosia per la bellezza abbagliante della sorella, per la quale si è sempre sentita messa in secondo piano; l’amnesia del vincitore dopo l’ubriacatura, la solitudine di chi vive un’invalidità fisica, la donna matura che seduce il giovane cognato nella speranza di fermare il tempo. Anche se i racconti hanno un grado di coinvolgimento diverso, in tutti si manifesta una fondamentale componente della narrazione della Morazzoni, la sua abilità di descrivere in maniera vivida gli elementi della natura, rappresentazioni che sono come fotografie d’autore, luminose e terse: il sole, le onde del mare, le olive, la polvere delle strade, ogni cosa profuma di vita vera. Marta Morazzoni usa uno stile narrativo minimale, poetico. Le basta mettere in luce qualche particolare per dare alla narrazione la giusta tensione emotiva, e poco importa che sia suscitata da passione amorosa o dall’attesa della battaglia o dalla fatica di una salita, comunque arriva a rendere il lettore partecipe di una confidenza intima, perché “anima e corpo sono davvero molto simili. Hanno le stesse debolezze”.



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