Il futuro è storia

Il futuro è storia

Lëša, Maša, Serëža e Žanna sono nate fra il 1982 e il 1985 e si sono affacciate all’età adulta quando in Russia è iniziata l’età di Vladimir Putin. In quegli anni, alla vigilia del “nuovo corso” annunciato dalla politica del cambiamento di Gorbacëv, anche loro vivono in modo contraddittorio e profondissimamente umano quel processo di modernizzazione, mettendosi sulle spalle la responsabilità di iniziare il percorso. Sono la prima vera generazione post-sovietica, sono nate durante la perestrojka e sono vissute negli anni ’90, per questo sentono naturale il peso dell’impegno politico. Maša è un’attivista vicina al collettivo delle Pussy Riot, fa la giornalista per l’emittente televisiva indipendente Dozd’, e collabora con Michael Chodorkovskij. Maša vorrebbe entrare a far parte dell’establishment e non si riconosce affatto nel ruolo della “prigioniera politica di professione” che l’opposizione le ha affibbiato dopo il suo coinvolgimento nel caso giudiziario a carico dei dimostranti di Piazza Bolotnaja. In quella stessa piazza il 6 maggio 2012, mentre la polizia disperde brutalmente la manifestazione, Serëza, nipote di Aleksandr Jakovlev, membro del Comitato centrale, consigliere di Michail Gorbacëv, vorrebbe esortare i compagni a proseguire la lotta, ma non ci riesce: “Per poter dire agli altri di mettere a repentaglio la propria libertà, di rischiare il carcere russo, bisognava essere senza macchia. Serëza non era senza macchia”. Žanna Nemcova, l’unica figlia di Boris Nemcov, l’ex delfino di Boris Eltsin detronizzato da Putin alle soglie del nuovo millennio, accetta di candidarsi alle elezioni amministrative nelle file dell’opposizione più che altro per accontentare il padre, senza rinunciare però ai tacchi a spillo. Ma non ha il coraggio di portare avanti quel progetto e dopo l’assassinio del padre (27 febbraio 2015), avvenuto in circostanze misteriose, sceglie la via della fuga. In America ha precedentemente trovato riparo anche, Lëša, sociologo cofondatore dell’unico istituto di ricerca russo sulle minoranze sessuali, spaventato dal clima di odio crescente nei confronti dei gay. Sono “dissidenti riluttanti” vittime della “perdita d’identità e di radici di entità senza precedenti” che è stata il crollo dell’URSS...

Non avrebbe mai immaginato Masha Gessen di lasciare la sua Russia per accasarsi temporaneamente negli Stati Uniti (salvo poi rimanerci!) e tornarci solo dopo vent’anni per ricercare e ricreare attraverso la vita di altri il senso della sua fuga ed il senso stesso di quegli anni. È un mondo diverso da quello che aveva lasciato e lo fa raccontare però a chi quel mondo l’ha vissuto, quattro ragazzini e altri tre personaggi che si affacciano via via nel testo per inquadrare in modo ‘scientifico’ il tracollo di una democrazia che molti sostengono oggi non essere mai esistita: la psicoanalista Marina Arutjun jan, il sociologo Lev Gudkov, il filosofo Aleksandr Dugin. Non si tratta certamente di un romanzo nel senso tradizionale del termine, ma neppure di un’inchiesta giornalistica: Il futuro è storia è una raccolta – quasi lirica – di squarci di vita, sincroni ma a distanza, di eventi, luoghi, conversazioni, sentimenti, film, notiziari, idee. Insomma, vita. Definito come reportage, mi sento di andare oltre l’etichetta burocraticamente giornalistica: è un racconto sociale e politico, ma anche molto intimo, una sorta di saggio dalla forza narrativa travolgente che riesce a descrivere con chiarezza, senza indulgenze ma anche senza condanne dirette esplicite, il trapasso dalla ex Unione Sovietica alla Repubblica di Putin. Con la voce di chi c’era. Potrebbe sembrare la documentazione accurata della morte della democrazia, a me pare piuttosto la ricostruzione attenta di una società in crisi perché alla ricerca di una nuova identità. Non è una narratrice dello spessore dei grandi dissidenti russi, come Aleksandr Isaevič Solženicyn oppure Vasilij Grossman, ma la sua piccola Russia portatile è un affresco potente che merita di essere letto, e soltanto alla fine riletto per essere studiato.



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