Il paradiso per sottrazione

Il paradiso per sottrazione

Marco, detto Carcassa per la sua estrema, scheletrica magrezza, vive una doppia vita. Nella professione è un ottimo e apprezzato analista finanziario, tanto che dal call center dell’azienda in cui ha iniziato a lavorare come precario è arrivato a una posizione assai più elevata con computer e auto aziendale a disposizione. Nella vita privata, nella mente e nel cuore, invece, è un anarchico che programma attivamente manifestazioni e proteste, non esitando a fabbricare e lanciare bombe molotov. Vive con Monica, mite ragazza dal lavoro precario che gli prepara salutari estratti vegetali, in un piccolo appartamento, caldissimo nell’estate afosa, dalle finestre aperte del quale giungono voci, rumori, odori del vicinato a turbare le notti insonni di Marco. Ma non sono solo i rumori del quartiere a turbare lo spirito del protagonista, la cui inquietudine si è acuita da quando ha smesso di fumare marijuana. Il contesto aziendale, nel quale riscuote un successo per il quale è lui stesso a stupirsi, è composto da manager senza scrupoli, incuranti dei già minimi diritti dei lavoratori. La preparazione delle azioni che, insieme a Walter e Nadia, pianifica in occasione di ogni nuovo corteo sindacale o di protesta, genera ora qualche incertezza, presenta interrogativi assenti in passato perché pare che la regola alla quale Marco si è sempre attenuto, mai violenza sulle persone ma solo sulle cose, sia diventata precaria e incerta tra i suoi stessi compagni. In occasione di una manifestazione in cui Marco e il suo gruppo, dopo aver messo in atto le consuete azioni distruttrici contro vetrine e bancomat, avrebbero dovuto trovare una via di fuga nascondendosi tra i manifestanti com’era sempre avvenuto, accade, inattesa, una tragedia. Walter non riesce a fuggire mimetizzandosi fra la folla pacifica, viene raggiunto da un gruppo di poliziotti e subisce un violento pestaggio che lo riduce in fin di vita. Marco, da lontano, vede tutto, ma non ha la possibilità di intervenire. Comincia allora a vivere una stagione di paura e di tormento, di interrogativi senza risposta, di ossessive indagini personali e di bugie, dette proprio alle persone che gli sono più care. Riuscirà il nostro protagonista a trovare una via d’uscita, a fare pace con se stesso, a costruirsi un’alternativa di vita?

Marco Bezzi detto il Carcassa, ragazzo di quartiere e genio della finanza narra la propria storia in prima persona, comunicandoci alternativamente risolutezza e straniamento, attivismo e passività, lucidità e confusione, lungo tutte e tre le tre parti (Produci, Consuma, Crepa) di cui si compone il romanzo, fino all’epilogo inatteso. Quando il sogno di Marco, un’utopia egualitaria e assoluta, si infrange, egli trova tuttavia una strada per uscire dalla trappola nella quale gli eventi sembravano averlo irrimediabilmente imprigionato. Cambia tempi e luoghi della sua esistenza quotidiana, ma non si sente vinto e, soprattutto, non ritiene di avere combattuto per un ideale libertario ed egualitario obsoleto e irrimediabilmente destinato alla sconfitta. “Non ho cambiato nessuna delle mie idee, ho soltanto capito che io, personalmente io, non sono stato in grado di trasformare le cose, né per me né per gli altri. A volte ancora oggi penso che la società libera non vada costruita ma de-costruita, scavandola nel corpo del potere fino a mostrarne l’anima nuda e scarnificata, ridotta a sfruttamento, sopraffazione, mercificazione e sottomissione”, leggiamo nell’epilogo del romanzo, con parole che ci spiegano anche quel “per sottrazione” che sta nel titolo e che significa scavo, creazione di spazio, ricerca di un sicuro sentiero, di una via da percorrere instancabilmente, con tenacia, verso “il mondo nuovo” eliminando man mano tutti gli insani orpelli di quello vecchio.



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