Il rilegatore

Il rilegatore

In passato la rilegatura era un’arte che suscitava paura, sconforto, ma anche un senso di sollievo e, finalmente, di pace. Ma in cosa consiste davvero questa pratica oscura che lega i ricordi di una persona a un bel libro? Emmett Farmer è un semplice contadino, vive nelle campagne da sempre e l’unica parola scritta con cui abbia mai avuto a che fare è quella sulle lavagne di quando ancora andava a scuola. Non ha mai posseduto un libro e, anzi, la sua famiglia gli ha sempre instillato un sentimento di timore nei confronti di quell’oggetto solo apparentemente innocente. Per questo quando, dopo un lungo periodo di malattia, quella stessa famiglia gli dice che è stato scelto da una vecchia megera per diventare un rilegatore, Emmett non capisce cosa gli stia accadendo. C’è chi parla di destino, chi tenta di convincerlo che ormai è troppo debole per lavorare nei campi; tuttavia, lui sente che c’è qualcosa sotto, una parte della storia che nessuno si è mai premurato di raccontargli. Quando, trasferitosi nella sua nuova casa, Emmett scopre in cosa consiste la rilegatura, la paura dei libri si concretizza: il suo compito, una volta finito l’addestramento da parte della sua nuova padrona, sarà di ascoltare persone che desiderano dimenticare un pezzo di vita e, una volta appurato il loro consenso, trascrivere i loro ricordi in dei libri, permettendo loro di perdere la memoria. Ma perché dovrebbe compiere un atto così orribile?

Una storia di libri, amore, ricordi perduti e vite spazzate, in un’Inghilterra cupa e misteriosa. Leggere il romanzo d’esordio della Collins porta con sé un’esperienza di lettura fuori dal comune almeno quanto lo è la pratica da lei stessa descritta. La narrazione è divisa in tre parti, cui corrispondono punti di vista diversi, ma non divergenti, che aiutano il lettore a farsi un’idea più completa di ciò che davvero sta accadendo ai personaggi. Una cosa è chiara fin da subito: la storia di Emmett è avvolta da un velo di mistero difficile da esplicitare, una sorta di nebulosità che rende incomprensibili pezzi interi della sua vita, nonché la stessa ambientazione storica, che è volutamente confusa. Il lettore inizia questo viaggio con le stesse scarse informazioni che ha Emmett sul suo destino, finendo per affezionarsi a lui, a Seredith – la vecchia rilegatrice da cui tutto ha inizio – e al misterioso Lucian Darnay, un uomo che Emmett disprezza pur avendolo visto una sola volta di sfuggita. Lo stile della Collins è descrittivo e stenta a decollare nella prima parte, ma solo per far sì che il lettore giochi ad armi pari e non risolva il mistero fin da subito. I personaggi sono reali e “bucano la pagina”, con le loro debolezze e quei tanto amati ricordi che sono il fulcro dell’intera storia, fino ad arrivare all’ultima, sudatissima parte, che cattura la curiosità di chi legge, spingendo a non fermarsi mai. In conclusione, un romanzo che inizia in sordina, ma che, una volta spiccato il volo, si trasforma in una sorpresa, colma di emozioni, sentimenti forti e quell’alone di “non detto” che cattura e travolge il lettore. Una campagna inglese inedita, plumbea e colma di pericoli che ricordi la Barcellona maledetta tanto cara a Zafón.



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