Il sangue degli abeti

Il sangue degli abeti

Roccacupa, appennino tosco-emiliano, dicembre 2017. La sera dell’ultimo dell’anno Giacomo Stanzani stringe a sé una cara ragazza canticchiando la loro canzone, Best of You dei Foo Fighters (li avevano sentiti insieme dal vivo sotto il palco a Milano), in quel momento loro stanno penzolando gelati dentro una cabina della funivia, sanno che forse potrebbero morire. Tutto è cominciato una settimana prima, la vigilia di Natale. Sono entrambi cresciuti in quel paesino senza sole, un piccolo e antico centro storico all’ombra del monte Cimone, il maggior rilievo dell’Appennino settentrionale e della regione Emilia-Romagna, un’altezza di 2.165 metri sul livello del mare, con più di 50 km di piste tutte collegate tra loro. Lui ha 32 anni, vive e lavora in Massachusetts, da quattro anni è consulente finanziario alla Winston Associates di Boston; sua moglie Laureen Walton e il piccolo Roger sono partiti il 22 per la calda Florida, nella seconda casa dei suoceri; avrebbe dovuto raggiungerli per Capodanno ma il 24 ha ricevuto un messaggino dalla madre, disturbata vedova del medico figlio del fondatore nel 1985 di una clinica per malati terminali; il trentenne fratello minore Simone è fuggito di casa e ha ancora gravi problemi cognitivi sotto psicofarmaci; è stata una delle ragioni per cui se n’è andato e non era quasi più tornato, ora non può farne a meno, riparte. Lei andava a scuola con Simone, si è sempre barcamenata con piccoli lavori e vari eccessi dopo il loro amore adolescenziale. Il 23 è scomparsa anche la splendida barista Irina, che faceva anche altro con alcune ragazze dell’Est presso l’arredato capanno dell’isolato Snoopy Bar, fatto ben noto al maresciallo Luigi Morra. Il 26 viene trovato il cadavere e arriva in paese anche la bella Sandra Culodritto Pianigiani, tenente dei carabinieri. Con l’aiuto dell’amico giornalista del “Resto del Carlino” in pensione Mauro Foschini, dovrà sbrogliare una complicata matassa di intrecci e ricatti antichi e moderni, con vari colpevoli sempre in giro...

Il giornalista e scrittore bolognese Corrado Peli (Castel San Pietro Terme, 1974) ha scritto un ottimo solido noir, il suo secondo romanzo, pure questo di genere. I personaggi in vario modo protagonisti sono molteplici, anche la narrazione è in terza varia al passato (più su Giacomo e Sandra); decisivo è però il contesto sociale, una comunità piccola e separata, legata al ricco e stagionale turismo montano e talora travolta da problemi che esistono comunque ovunque: convivenza in famiglie contorte, disabilità disturbanti, tradizionali affetti e pochi denari nei gruppi ristretti, gestione dei minuti vizi e crimini quotidiani. Il nome del paese Roccacupa è di fantasia, luogo narrativo adottato anche nel primo romanzo, seppur non esclusivo come questa volta, per il resto monti e valli sono quelle reali. Il titolo fa riferimento all’odore inebriante della resina, il liquido viscoso color oro che cola dalla corteccia degli alberi, boschi immensi che assistono allo sgorgare di altri segreti e di altro “sangue” (non “degli abeti”). La narrazione occupa l’intera ultima settimana del 2017 fino ai fuochi d’inizio nuovo anno, con frequenti flashback in corsivo (opportunamente non cronologici) relativi alle significative storie di decenni o anni indietro, e una doppia coda ad aprile e a giugno 2018. Vien fuori che, forse, tranne il povero innocente Simone, sono tutti un poco colpevoli nell’intimo e quando le cose vanno a rotoli, neve o non neve, Simone che invece sopravvive con il Risperdal (lo segnalo, a pag. 73), sempre disegnando ogni scena toccante che gli accade. I fili dell’indagine seguono abbastanza bene gli undici capitoli del presunto libro che Mauro aveva regalato a Sandra per il compleanno di metà settembre: Filosofia dell’indagine di Philippe Gagnon (investigatore canadese in pensione). Lambrusco e whisky in discrete quantità e qualità. Marra si spara spesso John Coltrane, Pianigiani lirica.

 


 

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