Il signore del mondo

Il signore del mondo
New York, primi anni del Novecento. Il padre di Jacob lo definisce una shanda, una vergogna, ma in fondo suo padre non sa cos'è la vita in America. È  dura, semplice solo se rispetti i tre comandamenti non scritti delle strade di Brownsville: “Fottili tu, prima che siano loro a fottere te; se vuoi qualcosa, devi imparare a prendertela; le cose sono tue finché qualcun altro non te le sfila da sotto il culo”. Suo padre era scappato a testa bassa dalla Russia per non essere ammazzato; era sbarcato a Ellis Island ancora a testa bassa come migliaia di altri disgraziati come lui; si era infilato in un buco di appartamento e lavorava per una manciata di centesimi in una fabbrica schifosa, sempre a testa bassa. Da bravo ebreo, tutti i giorni prega con il suo amico Asher "Ribonò Shel Olàm" il Signore del mondo. Jacob è la vergogna della famiglia, ma non vuol essere uno schmuck, un imbecille come il padre. Dopo un lungo apprendistato, è diventato famoso: non è una nullità. Lui è Kid Schlammer, lo spaccaossa...
Il Signore del mondo di Luca Di Fulvio è un romanzo breve, un quadro credibile e forte della vita degli immigrati nella New York degli anni Venti. Nello specifico, della comunità ebraica, una contrapposizione di generazioni con  diversità culturali e relativi sogni, speranze, paure. L'autore racconta il sogno americano dal punto di vista disperato e violento dei bassifondi metropolitani, la ferocia non solo della criminalità organizzata, ma anche del sindacato ebraico, che ha avuto un ruolo fondamentale nei primi movimenti operai. Malgrado la narrazione sia ben strutturata e i numerosi personaggi siano tratteggiati con maestria, le tematiche proposte, gli spaccati sociali e familiari sono solo accennati. La storia avrebbe avuto bisogno di un più ampio respiro, un approfondimento narrativo, per lasciar emergere la meticolosa ricerca dell'autore, che si riesce comunque a intuire, e permettere una maggiore interazione tra i personaggi.

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