Imago Lux

Eva Roscioli è nata a Roma il 15 settembre del 1950 ed è una delle tante figlie della borghesia rampante dell’Italia del boom. Fino a diciotto anni la sua vita non ha avuto nessun evento rilevante. È sempre stata ben educata, ben vestita e ben trattata. Brava a scuola e con un futuro già ben avviato. Insomma, i prodromi per una vita agiata c’erano tutti. Chissà se oggi Eva Roscioli, ormai settantenne ma ancora piacente, ripensa a quei tempi in cui nella sua vita c’era solo spensieratezza. Di sicuro ora in lei dimora soprattutto l’urgenza di raccontare quanto accaduto a lei e a sua sorella a partire da quel settembre 1968 in cui tutto cambiò per sempre. Liliana, sua sorella maggiore, era appena tornata dall’America, ubriaca di camicioni a fiori, jeans a campana, incensi e dischi mai ascoltati qui da noi. Il vento della movimentazione studentesca l’aveva investita come un fiume in piena, portando con sé la voglia radicale di cambiare tutto una volta per sempre, spezzando il perbenismo di facciata della borghesia e avvicinandosi al futuro con le migliori intenzioni, all’insegna di pace, amore e libertà. A casa nostra queste idee non erano ben viste, ma si pensava potesse trattarsi di un’infatuazione passeggera, di una moda un po’ sciocca che Liliana avrebbe quanto prima abbandonato. Le cose invece hanno iniziato subito a prendere una piega diversa. Infatti lei aveva anche un uomo di quasi vent’anni più grande di lei, un pittore di nome Luc conosciuto in una delle tante assemblee. Luc, che firmava i suoi quadri con lo pseudonimo di Apofi, era un tipo strano, oscuro come le sue opere. Diceva di provenire da una famiglia ricchissima, presumibilmente nobili decaduti o in via di decadenza ma nessuno osava chiedere di più. Inoltre, come se non bastasse, con il passare dei giorni Liliana diventava sempre più ingestibile, assentandosi per periodi prolungati da casa e, in linea con i dettami del tempo, non rendendo mai conto all’opprimente costruzione borghese denominata famiglia di dove andasse e con chi…

Il ritorno in libreria del camaleontico Adriano Angelini Sut spiazza ancora una volta. Dopo aver raccontato la storia d’Italia attraverso le canzoni di Lucio Battisti e la complessa personalità di Jacqueline Kennedy, l’autore romano sorprende tutti tirando fuori dal cilindro un horror potente ed evocativo che ha in Rosemary’s Baby e L’esorcista i suoi principali, ma non unici, punti di contatto. Dico non unici perché fra le pagine del riuscito Imago Lux (titolo mutuato dall’inquietante quadro del misterioso pittore Apofi, uno dei tanti personaggi bizzarri e sopra le righe della vicenda) riecheggiano prepotenti le voci della contestazione del ’68, le aberrazioni e i delitti della Family di Charles Manson e un punto di vista asciutto e chirurgico sui rapporti intercorrenti tra Fede e Ragione. Imago Lux segue le vicende di una agiata famiglia romana muovendosi tra il 1968 e la contemporaneità, e ha come trait d’union la figura della protagonista Eva Roscioli, prima adolescente coccolata e avvilita dalla scomparsa della sorella e successivamente stimata psichiatra con diversi conti in sospeso col proprio passato. Le altre figure che ruotano attorno a Eva sono altrettanto ben caratterizzate, con particolare attenzione alla sorella Liliana, traviata da una Comune di hippies e fricchettoni solo in apparenza innocui e figli del proprio tempo. Scavando infatti oltre i proclami di amore libero e di rivolta contro la borghesia si celano oscuri rituali e una perpetuazione del Male che strisciante si muove attraverso i secoli, feroce e allo stesso tempo multiforme e adamantino. Le armi a disposizione del Bene in questo romanzo sembrano spuntate, fiaccate dalla corruzione (tanto dei corpi quanto delle anime) e da sterili diatribe tra Fede e Scienza che, nella volontà di annullarsi a vicenda, perdono di vista l’obiettivo di cooperare entrambe contro un Male tentacolare e beffardo, inserito subdolamente in tutti i gangli della società civile. La narrazione scorre piacevolmente, tra colpi di scena e un ritmo tambureggiante che ne suggerisce immediatamente la trasposizione sul piano eminentemente visivo. Ci si muove infatti su un territorio soprattutto cinematografico, fra suggestioni di horror demoniaci e ambientazioni di gialli all’italiana che hanno fatto la fortuna di cineasti quali Mario Bava e Dario Argento. Ville misteriose, catacombe etrusche, antiche eresie, possessioni reali o immaginarie e misteriose scomparse fanno da cornice a un racconto solido e genuinamente inquietante, dove l’eterna lotta tra Bene e Male, topos artistico per antonomasia, rivive qui in maniera godibile e assolutamente non scontata.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER