L’albero intricato

L’albero intricato

1837, Londra. Dalle case che affacciano su Great Marlborough Street è possibile scorgere la facciata del British Museum. Un motivo in più che ha spinto Charles Darwin, rientrato nella capitale inglese da nove mesi dopo cinque anni trascorsi sulla “HSM Beagle”, a scegliere una di quelle case come sua abitazione. Suo padre, il dottor Robert Darwin, da quando è tornato a Londra finalmente ha smesso di guardarlo con sufficienza; un traguardo raggiunto solo grazie agli inviti ricevuti da parte della Geological e della Zoological Society per far parte dei loro circoli, massimo riconoscimento per chi ambisce alla carriera scientifica. Il biglietto di ingresso se l’è guadagnato quando, terminato il viaggio nelle isole Galapagos, ha inviato una lettera a John Stevens Henslow, amico e docente di biologia all’Università di Cambridge; una missiva inviata quasi per caso, nella quale però Charles ha condiviso un pensiero che da allora lo attanaglia. Ovvero: è possibile che la stabilità delle specie non esista? Quel tremendo dubbio, che da allora mina la sua coscienza non solo come uomo di scienza ma anche come uomo di fede, è sorto dopo aver visto che nell’arcipelago delle Galapagos “i mimi o tordi beffeggiatori differiscono da un’isola all’altra, ma in maniera così sottile che sembrano essersi differenziati da un’unica famiglia. Diversi sì, ma affini tanto da far pensare che appartengano a un’unica famiglia”. Un pensiero rivoluzionario e contenuto nel taccuino “B”: oltre 200 pagine color crema rilegate ordinatamente in un formato adatto a una tasca di giacca e che Charles porta sempre con sé...

Che David Quammen abbia doti narrative e divulgative tali da rendere interessante anche un argomento complesso, è cosa ben nota fin dalle sue pubblicazioni scientifiche su “National Geographic”. Un merito confermato nuovamente dal suo ultimo libro, pubblicato per la prima volta due anni fa negli Stati Uniti e tradotto in italiano da Adelphi. Centro di questa nuova narrazione, l’evoluzione delle specie. Partendo dall’immagine di un albero, le cui radici e i cui rami si propagano all’infinito, Quammen compie nuovamente l’impresa di rendere affascinante, comprensibile e alla portata di tutti un argomento complesso come quello evolutivo. Protagonisti sono gli scienziati che hanno dato apporti fondamentali, a partire da Darwin, passando per Wallin fino ad Anderson. Grande spazio e importanza è dato a Carl Woese: microbiologo statunitense, è a lui che si deve la scoperta dei procarioti e degli eucarioti, base della tassonomia biologica. In questo volume, la cifra di Quammen di parlare di scienza in maniera quasi “popolare” resta viva, nonostante L’albero intricato risulti essere un libro ben diverso – per stile di narrazione oltre che ovviamente per argomento – dal precedente Spillover; se in quello infatti nel racconto dell’insorgenza delle principali zoonosi della storia si potevano trovare persino sfumature di noir, lo stesso non si può dire per L’albero intricato, che torna alla saggistica vera e propria. Sebbene non si tratti certo di un testo tecnico, al lettore viene chiesto uno sforzo maggiore e una conoscenza più approfondita della biologia e microbiologia per apprezzare appieno la portata di quello che viene raccontato: non a caso una delle prime recensioni del libro è apparsa sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”, non su una rivista letteraria o sulle pagine di un quotidiano.



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