L’anno del pensiero magico

L’anno del pensiero magico

Joan e John sono sposati da quarant’anni quando, la sera del 30 dicembre 2003, John muore all’improvviso. Un po’ come quando Quintana, la loro figlia, ha avuto un malore improvviso e ha rischiato di morire per una polmonite. Senza preavviso, apparentemente senza una ragione. Eppure una ragione c’è, ci sono le ipotesi mediche, i referti e le cartelle cliniche in cui Joan si immerge letteralmente alla ricerca di un dato scientifico, numerico, che dia una spiegazione a tutto. Che dia un fondamento alla caducità e all’impossibilità di controllo di quanto scritto nel nostro destino. Nel destino di John, in quello di Quintana, in quello di Joan stessa. Il 30 dicembre 2003 inizia per Joan, scrittrice proprio come suo marito, “l’anno del pensiero magico”, in cui il lutto, estremamente lucido, si sovrappone ai ricordi di una vita, ai luoghi che hanno scandito la storia della sua famiglia. Joan ripercorre le pagine della sua vita accanto a John, le loro giornate piene di scrittura, gli appunti su pezzi di carta recuperati qua e là, le loro passeggiate a Central Park, inconsapevoli che forse non sarebbero mai più tornate, mai più come prima. John è morto ma restano i ricordi. Forse saranno proprio quelli a riportarlo in vita…

C’è stato un tempo in cui gli uomini credevano che pensare intensamente a qualcosa fosse la strada giusta per la sua realizzazione. Ecco il fulcro de L’anno del pensiero magico di Joan Didion, tra le massime scrittrici statunitensi viventi, vincitrice del National Book Award per la saggistica nel 2005. Cosa rappresenta? Un modo alternativo per l’elaborazione del lutto, per fare pace con la morte e con l’imprevedibilità della vita. L’anno magico del titolo è l’anno in cui la Didion ha affrontato la morte del marito e la malattia della figlia cercando di sfruttare il “pensiero magico” che avrebbe riportato tutto alla normalità, ai giorni precedenti a quel 30 dicembre 2003. Una stesura terapeutica, durata ben 88 giorni e seguita per giunta dalla perdita di Quintana, figlia della Didion, colpita da una malattia incurabile. Le pagine de L’anno del pensiero magico sono tremendamente lucide, dense di citazioni letterarie e stralci di manuali e studi medici. Una scrittura puntuale, che non lascia trasparire il dolore e che cozza dolcemente con uno stato d’animo che il lettore può solo immaginare. È per questo che le pagine della Didion risultano ancora più forti, sofferte. Il tentativo disperato, ma delicato, di dare una spiegazione razionale e scientifica alla caducità. Al nostro essere “nulla” di fronte all’evoluzione degli eventi. Non bastano le spiegazioni mediche, quei termini che Joan continua a ripetere nella sua mente, di cui cerca continuamente una definizione il più possibile chiara. Nulla basterà a riportare in vita John e non basterà a far guarire Quintana. Poi ci sono i ricordi, quelli non svaniscono mai e si impossessano di luoghi, strade, paesaggi. Sono dei lunghi flashback in cui emerge la dolcezza di una storia d’amore pulita, un matrimonio caratterizzato dalla stima reciproca tra Joan e John, dal loro spirito di collaborazione, mai di competizione. “Indagine giornalistica sulla solitudine e saggio sul destino e la speranza umana”, qualcuno ha definito così L’anno del pensiero magico. Un anno che serve ad accettare l’inaccettabile, rivivendo i ricordi per tenerli come tali. I ricordi come nuova benzina per vivere il presente. Liberi dal dolore e dai rimpianti.



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