L’assemblea dei morti

L’assemblea dei morti

Il Guapo – braccio destro completamente coperto, dalla spalla al polso, da un tatuaggio: EL PUTO AMO (il fenomeno) – si ferma nell’androne della palazzina del Miglio d’oro di Madrid e guarda il portiere, che gli ha appena chiesto in maniera tutt’altro che gentile dove stia andando, con gli occhi verdi piuttosto arrabbiati mentre, con una certa insolenza, risponde di dover salire al terzo piano. Lì, oltre una grande porta di quercia, c’è un bancone di vetro e acciaio dietro al quale due impiegate molto giovani sono impegnate al telefono. Dopo un paio di minuti, una di esse lo invita a seguirla, lungo un corridoio rivestito di moquette, fino all’ufficio del signor Saint-Honoré, un uomo elegante, con barba e capelli bianchi, che si dirige verso di lui con un sorriso gentile e la mano tesa. Il Guapo si guarda intorno mentre realizza che quella stanza è grande come tutta casa sua, o forse di più. Jean-Baptiste Saint-Honoré non si perde in chiacchiere e, dopo avergli porto le sue condoglianze per la morte del padre – un uomo che ha insegnato al figlio a muoversi per le fogne esattamente come se fosse in superficie – gli propone una rapina col buco. Il Guapo inarca le sopracciglia ed osserva che al giorno d’oggi le banche sono così sicure che anche uno scarafaggio farebbe scattare l’allarme. Fare un buco in una banca oggi equivale a staccare un biglietto in prima fila per la galera, quindi non se ne parla proprio. Fa per alzarsi e andarsene, ma il gioielliere lo trattiene e gli spiega: si tratta di una banca in Marocco, che ha un unico allarme sulla porta e una sola telecamera, tra l’altro non collegata né alla polizia, né ad altri istituti di vigilanza. Si tratta di un istituto di credito in cui, in genere, non c’è molto, ma durante la fiera internazionale che si terrà di lì a poco, i gioiellieri che partecipano depositeranno tutti i preziosi nel caveau della banca, appunto, quindi il bottino sarà milionario. E per il Guapo, concluso il colpo, ci saranno due milioni di euro...

Quattro criminali da strapazzo, quattro improbabili soggetti della periferia spagnola – chiamati solo per soprannome, come in ogni banda che si rispetti – che vengono reclutati per compiere un furto di gioielli tenuti sottochiave in una banca di Marrakech, luogo in cui le misure di protezione sono talmente ridicole da rendere l’effrazione un gioco da ragazzi. Questo è il tema del thriller di Tomás Bárbulo, giornalista e inviato di “El Paìs” in Marocco, Algeria, Mauritania e Sahara occidentale, luogo in cui ha vissuto a lungo, quindi profondo conoscitore del mondo arabo. L’intera vicenda ruota quindi intorno alla rapina col buco che i ladri – eccentrici personaggi abituati a sbarcare il lunario come meglio possono – si accingono a compiere, una rapina che potrebbe cambiare in maniera radicale la vita dei quattro, in quanto il compenso promesso da chi ha commissionato il furto ammonta ad una cifra altissima. Ad affiancare il gruppetto, che include anche le compagne di tre dei quattro ladri – per avvalorare il fatto che il viaggio in Marocco altro non sia che un viaggio di piacere – un fognaiolo in grado di condurli al caveau e un uomo di etnia arabo berbera, che funge da guida e da garante e nasconde, in realtà, fini non del tutto trasparenti. Su un pulmino Mercedes – sedili reclinabili con cintura di sicurezza, impianto climatizzatore, dvd, hi-fi e wi-fi, doppio fondo nel bagagliaio per nascondere la refurtiva – si compie il viaggio da Madrid a Marrakech e, mentre emergono tutte le discrepanze culturali tra Europa e Africa, nulla va come dovrebbe andare e parecchi imprevisti colorano il thriller di comicità ed ironia. Con un ritmo narrativo spedito e scattante, dialoghi sagaci e affilati, continui colpi di scena che conferiscono alla vicenda la giusta miscela di azione e intrigo, Bárbulo svela a poco a poco i tratti duri e romantici allo stesso tempo dei quattro protagonisti, uomini spietati ma fondamentalmente perdenti cui il lettore finisce per affezionarsi, mentre li accompagna, con il sorriso sulle labbra, fino alla conclusione della vicenda, assolutamente originale e sorprendente.



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