L’estate di Piera

L’afa avvolge Roma. Alex, completo blu senza cravatta col colletto sbottonato, entra in un bar affollato nei pressi di Piazza Navona. Si mette in disparte; di fianco a lui c’è una ragazza avvenente, abito bluette, scollo profondo e sandali argentati. In mezzo a quell’aitante marea di giovani alti e depilati, Alex pensa che non lo noterà mai. Ordina un Moscow Mule. La ragazza si avvicina e gli chiede com’è il drink. Si chiama Chiara. Alex è stordito. I due, dopo qualche Negroni e pochi tranci di pizza, si dirigono al B&B dove lei alloggia per tirare cocaina e fare sesso. Alex ha le fauci secche. La coca prosciuga la bocca, ma “a dissetarlo basterebbe una goccia, ed è la goccia di sudore che scende dal collarino d’argento di Chiara, dritta verso la strettoia fra i seni. Alzano il volume della musica per coprire i gemiti… La stessa sera Piera Drago si trova al cospetto delle Terme di Caracalla, ospite di un incontro pubblico sui vizi capitali. Le viene chiesto qual è il suo peccato preferito e Piera risponde l’invidia. Invidia gli attori maschi che hanno impersonato il Riccardo III di Shakespeare, perché la ritiene un’ingiustizia. Il Riccardo III è in tutti, uomini e donne. Terminato l’evento, torna a casa in taxi. Il viaggio di ritorno è un’odissea tra i cantieri degli scavi, i camion della nettezza urbana e i giovani che riempiono le strade. Arrivata al proprio stabile, si accorge che dal B&B del primo piano arriva musica ad alto volume. Mentre sale le scale, la musica viene spenta all’improvviso…

L’estate di Piera è la prima collaborazione narrativa tra Piera Degli Esposti, attrice e regista, e Giampaolo Simi, scrittore noir tra i più conosciuti in Italia. Non si tratta del primo romanzo collaborativo cui partecipa Piera degli Esposti: nel 1980 pubblica, insieme a Dacia Maraini, Storia di Piera (Bompiani, 1980; Rizzoli, 1997), per poi replicare nel 2003, sempre insieme a Maraini, con Piera e gli assassini (Rizzoli, 2003). La protagonista è l’alter ego di Degli Esposti, un’attrice affermata, sempre sulla cresta dell’onda e che, dall’alto della sua esperienza umana e artistica, sforna idee innovative – come far interpretare a una donna, se stessa, il ruolo di Riccardo III nell’omonima opera teatrale di Shakespeare. Tuttavia Piera non è solo un’attrice navigata, ma anche un’abile osservatrice dei comportamenti umani. Le sue capacità intuitive la portano a seguire sin da subito la pista giusta nel caso della scomparsa di Chiara, dovendo presto fare esperienza delle lungaggini della burocrazia romana e della lentezza delle indagini della polizia. Si potrebbe dire che proprio Roma è il co-protagonista di questo romanzo, con le inefficienze e le brutture che ne caratterizzano i flussi, e la fatiscenza che si apre in scorci di sogno. Dietro Roma c’è una torma di losche figure senza scrupoli che tramano nell’ombra, pronte a crearsi l’occasione per favorire i propri interessi. Nel magma ribollente che è Roma, Piera è come una luce nell’oscurità: regge la lanterna che dipana le ombre, ignara che la fiammella che trasporta potrebbe scatenare un incendio.

 


 

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