L’inganno perfetto

L’inganno perfetto

Roy finisce di prepararsi e poi, vestito in modo impeccabile, controlla che tutto sia al suo posto: le finestre chiuse, la spazzatura ben divisa, il portafoglio nella giacca. Spegne il computer. Questa volta pensa che Estelle sarà quella giusta. Sale sul taxi che lo porterà all’appuntamento. Nello stesso tempo, da un’altra parte della città, Betty cerca di tenere sotto controllo l’ansia mentre finisce di vestirsi. L’accompagnerà Stephen, che è più nervoso di lei, lui resterà fuori del pub in attesa e pronto a intervenire per ogni evenienza. Roy riconosce Betty appena entra nel locale, è come nella foto del sito per single in cerca di compagnia: esile, elegante e bella. Anche lei identifica subito la figura distinta di lui e i suoi occhi azzurri, che fanno quasi paura. Betty è tuttavia decisa ad andare in fondo, gli va incontro sorridente e gli tende la mano. Si presenta: “Estelle”, dice, e Roy risponde: “Brian”. Poi tutto prosegue senza difficoltà, prendono da bere, ordinano da mangiare, si osservano reciprocamente, si raccontano le proprie storie. A un certo punto lui afferma che detesta la disonestà e per questo ha da farle una confessione, si è reso colpevole di un inganno verso di lei di cui ora si dispiace: il suo nome non è Brian, in realtà si chiama Roy Courtnay. Lei alza una spalla e sorridente gli rivela che, per autodifesa, anche lei gli ha mentito: in realtà il suo nome è Betty. Si guardano seri, poi scoppiano a ridere. Solennemente si promettono che sarà l’ultima menzogna, da quel momento onestà totale. A fine serata il saluto e la promessa di un nuovo incontro, ma...

Nicholas Searle, al suo esordio letterario, con L’inganno perfetto ha confezionato un thriller avvincente in cui i protagonisti sono un’insolita coppia di ottantenni. La trama si sviluppa su due piani temporali ben distinti, con capitoli che raccontano distintamente episodi presenti o passati; ma mentre la parte contemporanea ha un andamento lineare, la sezione dedicata agli eventi passati è una sorta di matrioska in cui la narrazione si apre sempre a nuove storie, che solo proseguendo nella lettura si riveleranno essere sconcertanti connessioni. L’inganno perfetto è, fin dalle prime pagine, un racconto ben costruito, dove niente è come appare. Il lettore viene accompagnato nella scoperta dei fatti, dei pensieri e delle emozioni di ciascun personaggio, in un gioco di specchi e rimandi che sono funzionali a ricostruire ciò che nella storia è vero o perlomeno più rispondente a una realtà obiettiva e storica. Dalla trama, imprevedibile e avvincente, è stata tratta la sceneggiatura per l’omonimo film con la regia di Bill Condon e le magistrali interpretazioni di Ian McKellen e Helen Mirren. Quello che non si trova nel romanzo è la suspense, c’è la curiosità e l’interesse di scoprire l’evolversi delle situazioni, ci sono imprevisti e esito incerto fino alla fine, ma non l’apprensione e l’ansiosa attesa che tiene il fiato sospeso seppure non manchi l’azione, il coinvolgimento emotivo e il dramma. Questa assenza non è un demerito, anzi, il ritmo coinvolgente senza apprensioni permette di affrontare e riflettere sulle tematiche importanti che propone. Un elegante e ingegnoso giallo psicologico che lascia la voglia di rileggerlo.



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