L’omicidio è denaro

I passanti si fermano a guardare, perplessi, quel gruppetto di persone raccolte, in piazza Attikìs, intorno a una bara. Anche la gente del quartiere, affacciata alle finestre per godersi lo spettacolo, si chiede cosa stia accadendo. Sono circa un centinaio di manifestanti, quasi tutti provenienti dal centro di accoglienza per i senzatetto che Lambros Zisis cerca di seguire; poi ci sono anche poveracci che in genere dormono sui marciapiedi o persone provenienti da altri centri. Zisis ha organizzato questa manifestazione pacifica per seppellire la sinistra, che si è suicidata. Ora è tempo di dimenticare tutto quel che è legato alla resistenza, ai movimenti e alla sinistra, appunto. Nulla di tutto ciò ha più senso. Oggi i poveri, se vogliono ottenere qualcosa, devono sollevarsi da soli e creare il loro movimento. Tutto il resto è nostalgia legata al passato. Si deve traslocare dall’ideologia marxista-leninista e abbracciare l’ideologia della povertà. Mentre la pacifica manifestazione prosegue, il commissario Kostas Charitos, in un’altra parte della città, posteggia l’auto in via Nikosthenous e si avvia a piedi verso il parchetto di Pangrati, dove la moglie ha portato il nipote, il piccolo Lambros, a prendere un po’ di fresco. Adriana siede sulla solita panchina e tiene la carrozzina con una mano, mentre fissa assorta il nipote. Il piccolo ha già sette mesi, muove le manine, gira la testa a destra e a sinistra e sorride spessissimo. Anche Charitos ultimamente sorride più spesso. La promozione gli ha sollevato il morale, al lavoro tutto è piuttosto tranquillo e anche i rapporti con il vicecomandante sono sereni. Il commissario, quindi, non si sente affatto stressato. Quando più tardi, insieme alla moglie, si dirige verso la casa della figlia Caterina, Adriana spinge la carrozzina, Lambros è impegnato a muovere e a battere le manine, mentre lui cammina al loro fianco, come se fosse la guardia del corpo di qualche importante autorità…

Nel dodicesimo libro che vede protagonista il commissario Kostas Charitos, lo scrittore armeno per parte di padre Petros Markaris - stabilitosi poi ad Atene a partire dal 1964, ma divenuto a tutti gli effetti cittadino greco solo nel 1974 - conduce il lettore tra le strade di un’Atene pericolosamente in bilico tra la bellezza della sua storia e il disincanto e il caos generati dalla crisi economica del dopo 2008, che ha privato la città della propria identità. La crisi in Grecia ha lasciato gravi strascichi, si è rivestita della triste immagine della rassegnazione e ha contribuito alla creazione di una nuova categoria di persone - chiamate improvvisamente a dover fronteggiare una realtà dura e, soprattutto, inattesa - che hanno finito per ingrossare le fila degli emarginati, dei derelitti, degli ultimi. Nuovi poveri, quindi, che hanno bisogno di una mano e, soprattutto, di tornare a credere in un futuro possibile. Ecco allora che Lambros Zisis, caro amico del commissario Charitos e deluso ex militante di sinistra, si adopera per fondare un nuovo movimento di contestazione, il “Movimento dei poveri”, mentre la città viene macchiata dai feroci omicidi di due investitori stranieri, uccisi entrambi a coltellate. Due vicende parallele quindi- e due voci narranti distinte che si danno il cambio nel corso della storia- che paiono svolgersi su due binari completamente diversi, ma che trovano in realtà un punto di convergenza grazie all’indagine instancabile del commissario, che scava e ricostruisce senza sosta, fino ad arrivare al punto di svolta. Un romanzo ben costruito e avvincente, in cui ancora una volta Markaris racconta la realtà storica della Grecia contemporanea e lo fa in maniera esemplare. Inoltre, riesce a fondere con maestria la realtà pubblica e politica del suo paese, nei confronti della quale traspare un triste senso di impotenza, con quella privata, rappresentata dalla famiglia - intesa non solo nella sua accezione più classica, ma anche come luogo in cui ci si preoccupa gli uni degli altri e ci si aiuta, lottando insieme se necessario -, unico elemento capace di fronteggiare l’ondata di odio e violenza cui spesso, purtroppo, le condizioni di miseria danno origine.

 


 

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