L’uccellino azzurro

È la notte della vigilia di Natale. Tyltyl sveglia la sorellina Mytyl per annunciarle che a loro non arriveranno regali. Occorre essere pazienti e aspettare l’anno prossimo. Mytyl è preoccupata e si domanda quanto tempo passi prima del prossimo Natale. Questi non sono certo problemi con cui hanno a che fare i bambini che abitano nella casa di fronte. Loro non sono poveri e hanno sempre giocattoli e cibo, possono persino mangiare tutti i giorni. Ecco che i due fratellini si affacciano alla finestra per sbirciare i festeggiamenti della casa di fronte. Luci, musica, tavole colme di dolci, regali e balli. Ci vuole poco a immaginare di avere le mani piene di dolci, basta crederci per sentirne il sapore. Ma chi c’è ora nell’angusta cameretta? Una vecchia con un occhio cieco. E che vuole? Vuole che i bimbi vadano a cercare l’uccellino azzurro, ne ha bisogno per sua figlia che si è ammalata di infelicità. Tyltyl è spaventato, la vecchia dice di essere Fata Beryluna, ma è brutta e sgarbata e poi come potranno loro due uscire dalla stanza senza farsi notare dai genitori? La Fata stizzita tira fuori un berrettino verde con un diamante in cima, basta che Tyltyl lo indossi e giri il diamante per riuscire a fare un sacco di cose: potrà vedere il Passato e l’Avvenire, potrà vedere l’anima delle cose e persino visitare i fratellini e le sorelline morte quando andrà alla ricerca dell’uccellino a arriverà al Paese del Ricordo. Un attimo di esitazione e il bimbo lo indossa, gira il grosso diamante ed ecco che tutto cambia. La Fata ora è bellissima e giovane, con lunghi capelli biondi, le pareti della cameretta luccicano, le pagnotte rotolano fuori dalla madia come tanti omini panciuti con la camicia color crosta croccante, il fuoco balza dal camino ed è un uomo in giacca rossa, dalla brocca del latte emerge una donna tremante. Persino il cane e la gatta diventano persone. Tutto si anima, ma ecco un rumore improvviso. È il papà che sta per entrare! Presto, Tyltyl rigira il diamante per mettere tutto a posto, ma non tutte le creature tornano come prima, alcune non fanno in tempo e queste dovranno accompagnare i bambini nel loro lungo viaggio…

Quanti tipi di felicità esistono? E quanti anelano a conquistarla? La felicità è soggettiva e adulti e bambini possono identificarla in vari modi: la gioia per un amore corrisposto, la conquista di un lavoro ambito, un piatto in tavola, una giornata di cielo limpido, un dolce goloso, la vita con mamma e papà accanto. Sono numerose le felicità che incontrano i due bimbi a cui Maurice Maeterlinck, nato a Gand, in Belgio, nel 1862, ha dato voce in questa celebre opera teatrale, messa in scena a Mosca nel 1908, mentre in Italia giungerà solo nel 1924. Nota la rappresentazione del 1979 a Reggio Emilia con l’adattamento e la regia di Luca Ronconi. Insoddisfatto della carriera da avvocato Maeterlinck si trasferisce in Francia nel 1886, qui concretizza il suo talento artistico scrivendo numerose opere tra teatro, poesia e saggi naturalistici. Scelta ispirata dato che nel 1911 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Anni di scrittura e soddisfazioni che si scontreranno con il periodo bellico e che vedrà lo scrittore costretto a una fuga repentina negli Stati Uniti allo scoppio della seconda guerra mondiale. Riuscirà a tornare in Francia nel 1947 per spegnersi due anni dopo a Nizza. Tra i riconoscimenti prestigiosi per la sua opera letteraria vi è anche la Legion d’Onore e il titolo di conte attribuitogli dal re del Belgio. L’Uccellino Azzurro è considerato il suo capolavoro, una fiaba teatrale senza tempo, dedicata all’infanzia, ma adatta a tutti. Innumerevoli le messe in scene, i film, i cartoni animati – la serie giapponese del 1980 ha intrattenuto anche tanti bimbi italiani su Italia 1 – e le citazioni che ha ispirato. La sua fama è tale che nel 2008 in Belgio è stata coniata una moneta, tiratura limitata, con l’effige del magico uccellino portatore di felicità.

 


 

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