L’ultima parola

Nella produzione del film Papillon ci sono problemi finanziari importanti fin dall’inizio e il budget sembra essere fuori controllo. È per questo che si decide di ricorrere ad un’accoppiata vincente di protagonisti, per assicurarsi un buon esito al botteghino. Steve McQueen è già stato ingaggiato nel ruolo del protagonista, ma avere anche Dustin Hoffman sarà un successo assicurato. Hoffman si rende disponibile ad interpretare il ruolo del compagno di cella di Steve McQueen, ma il problema sta nel fatto che la sceneggiatura non prevede un ruolo per lui. Una situazione del genere può essere risolta non da uno sceneggiatore qualsiasi, ma da uno che sia davvero bravo e soprattutto veloce. Flanklin Scahffner, il regista di Papillon conosce la persona giusta: Dalton Trumbo, che accetta il lavoro. Legge il romanzo - che gli sembra piuttosto noioso - e butta giù una situazione abbozzata, a grandi linee, nella quale inserisce Dega, il falsario, che dovrà essere il personaggio interpretato da Hoffman, appunto. Poi, discutendone a lungo con Dustin Hoffmann stesso, il personaggio si delinea sempre meglio e le riprese proseguono senza grossi problemi. Quando la produzione si sposta in Giamaica, però, arrivano i guai veri. Alcuni giorni di riprese saltano per via del maltempo, altri per via della ganja, che abbonda in Giamaica e alcuni ne fanno un uso sconsiderato, finendo per stare male. Poi ci sono problemi con la popolazione locale: piccoli furti che finiscono per diventare veri e propri assalti al set. Spariscono macchinari e costumi di scena. Come se tutto ciò non bastasse, Trumbo è costretto a lasciare la compagnia prima che la sceneggiatura sia finita, perché - a seguito di alcuni esami fatti nelle settimane precedenti la sua partenza - è stata rilevata la presenza di un’ombra preoccupante nel suo polmone sinistro e la moglie lo esorta a tornare a casa in fretta…

La storia del cinema non conta un gran numero di personaggi eccezionali, ma Dalton Trumbo è indubbiamente uno di questi, oltre che essere, allo stesso tempo, un personaggio la cui vita ha ancora qualcosa da raccontare. Ecco perché Bruce Cook - giornalista e scrittore americano, morto a Los Angeles nel 2003 - decise di pubblicare nel 1977 negli Stati Uniti la biografia (poi divenuta un film nel 2015 con Bryan Cranston e Diane Lane come protagonisti) di uno degli sceneggiatori più apprezzati e meglio pagati di Hollywood. Sì, perché Dalton Trumbo, lavoratore infaticabile, tenace ed indipendente, morto a Los Angeles nel 1976, cominciò come romanziere - suo è il libro E Johnny prese il fucile, una denuncia drammatica della follia legata alla guerra, di cui egli stesso diresse la trasposizione cinematografica nel 1971 - e proseguì la sua carriera, in continua ascesa, come sceneggiatore, fino al 1947 quando, ad una domanda del senatore e presidente della Commissione per le attività antiamericane J. Parnell Thomas, decise di non rispondere, dimostrando grande forza d’animo e profondo senso di libertà. La domanda del senatore era tesa a verificare la sua adesione al partito comunista. Vittima del maccartismo, gli fu quindi impedito, fino al 1960, di lavorare nell’industria cinematografica ed il suo nome finì in una blacklist nella quale figuravano, accanto al suo, i nomi di altre nove persone, inquisite e messe in carcere per aver rifiutato di tradire amici e colleghi e di rispondere alle domande della Commissione per le attività antiamericane. Trumbo, mostrando di avere una tempra d’acciaio, continuò a scrivere sotto falso nome e vinse due Oscar che non poté, per questa ragione, mai ritirare. Solo nel 1960 il suo nome apparirà nuovamente nei titoli di testa del film Spartacus di Stanley Kubrick, per espressa volontà di Kirk Douglas, produttore e protagonista del film. Attraverso un lavoro a volte un po’ noioso, ma estremamente preciso e meticoloso Cook - che nell’estate del 1973 si era presentato a Trumbo per scriverne la biografia, poco dopo che a quest’ultimo era stato diagnosticato un tumore al polmone sinistro - racconta la vita di un uomo tenace e a volte duro; un uomo che ha avuto anche comportamenti discutibili, specialmente quando era più giovane, ma che è sempre stato fedele alle sue idee, capace di ribellarsi ad un sistema e di portare avanti una battaglia personale, dolorosa ma significativa, nel nome della libertà.

 


 

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