L’ultimo processo

Alejandro “Sandy” Stern comincia il suo discorso a difesa dell’accusato comunicando alla giuria che quella sarà la sua ultima causa. Sa che prendere posizione contro lo Stato quando è a rischio la libertà di uno come il dottor Kiril Pafko, una brava persona, non è un compito adatto ad un uomo della sua età. Tuttavia, non gli è stato possibile rifiutare il caso. L’avvocato Stern - che si trova in tribunale con la figlia, nonché socia, Marta - conosce il dottor Pafko, settantotto anni, da oltre un quarantennio. Entrambi emigrati dall’Argentina, entrambi da poco sposati, all’epoca del loro primo incontro Kiril è fresco di Harvard e già circondato da un’aura di notorietà che lo sta aiutando ad affermarsi, mentre Stern, pur avendo abbandonato la posizione di comodo presso lo studio legale del suocero per cercare di farsi conoscere in autonomia, continua ad essere assalito dal costante senso di ansia tipico dell’immigrato che desidera aver successo e continua a chiedersi se mai riuscirà nel suo intento. È grazie alle loro mogli, Clara e Donatella, che il legame iniziale comincia a prendere forma. Entrambe fini musiciste, entrambe ben istruite e intelligenti, le due donne si incontrano una volta al mese per un pranzo e un pomeriggio all’orchestra sinfonica. Così tutto ha inizio: le due famiglie finiscono per trascorrere molto del loro tempo libero insieme e l’amicizia tra Sandy e Kiril si rafforza fino a diventare un sentimento importante e profondo. Ecco perché, ora, l’avvocato Stern non può tirarsi indietro e ha deciso di difendere l’amico, il dottor Pafko, l’uomo che ha vinto un premio Nobel per la medicina e ha creato una molecola dalle formidabili proprietà anticancro. Quell’uomo è accusato di frode, insider trading e omicidio e Sandy non può restare a guardare. Deve difendere l’amico, ance se sospetta che Marta non sia troppo interessata al loro cliente e consideri questo caso come l’ultima follia del padre, un giudizio errato frutto della sua età o, forse, della sua vanità…

Un caso estremamente complesso e due amici di lunga data. Un premio Nobel per la medicina accusato di insider trading, frode e omicidio per aver nascosto alcuni tra gli effetti collaterali di un nuovo farmaco di sua creazione, emersi dopo la sperimentazione. Un famoso avvocato penalista, due volte vedovo e afflitto da seri problemi di salute, in procinto di ritirarsi pur se ancora dotato di una mente brillante e arguta. Una serie di reati gravissimi e un processo molto difficile da affrontare, anche perché la giudice chiarisce fin da subito che, nonostante l’amicizia che la lega a parecchi dei protagonisti della vicenda, sarà inflessibile e non ci saranno sconti né scorciatoie per alcuno. Questo è il palcoscenico sul quale si muovono i personaggi nati dalla penna di Scott Turow, uno dei mostri sacri della letteratura thriller americana, che si congeda in questo ultimo lavoro da Sandy Stern, l’avvocato che già era apparso nel suo primo romanzo, Presunto innocente, datato 1987. Mentre tuttavia in quella storia - di cui molti ricordano la trasposizione cinematografica del 1990, per la regia di Alan J. Pakula, con Harrison Ford come protagonista nel ruolo di Rusty Sabich – il dibattimento legale è il punto di arrivo che segue il processo investigativo della vicenda e Stern interpreta un ruolo decisivo, ma defilato, ora l’anziano avvocato si accaparra la scena nella sua totalità e l’intero romanzo ruota intorno a ciò che accade in tribunale. Il lettore è chiamato a vivere la storia come se fosse uno dei giurati e può assistere da protagonista ai numerosi atti che si succedono nelle aule di giustizia americana, in cui tutti i personaggi contribuiscono a rappresentare e a raccontare le fragilità umane e le difficoltà a stabilire cosa davvero sia la giustizia, quella morale, che non sempre coincide con quella legale. Pochi colpi di scena, poca suspense, tanti dialoghi perfettamente costruiti e molti tecnicismi sul diritto penale ma anche sul mondo della finanza e della medicina contribuiscono a dar vita ad un romanzo imperdibile per gli amanti del genere, chiamati ad ammirare, per l’ultima volta, l’abilità e la passione di un grande penalista, un uomo piegato dal peso degli anni ma ancora profondamente affamato di verità.

LEGGI L’INTERVISTA A SCOTT TUROW



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