L’uomo di carta

L’uomo di carta

Bassa Vercellese, 1926. Non oltre l’anno di vita è stata la sentenza del padre alla sua nascita. Sbagliava. Ma solo su questo. Perché, a detta sua, sarebbe stato sempre e solo “un uomo di carta”, perso nei libri, tra carte e parole. Su questo, però, aveva ragione. La morte del biancone coincide con la sua nascita, la sua nascita con la rovina della sua famiglia, la rovina della sua famiglia con l’era della modernità meccanica. Strane coincidenze che danno il via a numerose domande ma a nessuna risposta. Fermo e solido in questo mutamento, suo padre. Un padre concreto, pragmatico che non cerca risposte laddove risposte non possono esserci. Che si fida del suo istinto e dell’esperienza. Perché il pensiero è ingannatore. Che segue tempi e ritmi della natura e ad essi si affida, di essi è servitore: il seminare come atto di fiducia, la campagna che insegna l’armonia, la conoscenza che nasce dall’esperienza. Un padre che è percepito come ombra quando i libri diventano rifugio, quando con la carta sembra più facile parlare. Cosa fare di tutti quei ricordi? Cosa significa paternità oggi? Un ordine è stato smantellato per lasciare spazio ad altro. Ora è tempo di comprendere, di riscoprire quello che non è mai stato cancellato e che, forse, semplicemente non è mai stato compreso davvero...

Domande, memorie, emozioni, frammenti di vita, pensieri. Quasi confidenze sussurrate. Libri, citazioni, scritti, riflessioni. E la Storia che fa da sfondo, con la saggezza contadina. Marietti, operante da più di un secolo nel campo dell’editoria, valorizza un importante scritto sulla paternità che, mai come ora, assume un ruolo centrale nella riflessione sociologica contemporanea e che coinvolge per lo stile essenziale e la scrittura rapida e diretta. Franco Ferrarotti, sociologo di fama mondiale e fondatore del Consiglio dei Comuni d’Europa, recupera, con ferma delicatezza, il ricordo di suo padre e della ricchezza che gli ha tramandato, sebbene inconsapevolmente. Ritornano alla mente ricordi impolverati che, all’occhio di un figlio ormai adulto, assumono significati differenti. Lo sguardo si allarga e si restringe insieme ai ricordi, permettendo al lettore di entrare nell’intimità dello scrittore, spogliato ormai di ogni pudore, e di coglierne i tratti più profondi e preziosi. Un viaggio nella storia e nell’abisso del cuore per recuperare la memoria, farne valore e raccontare, per differenza, il presente. Un legame custodito oltre ogni distanza (culturale, fisica e temporale) che riemerge con la forza e la fatica di uno scavo archeologico, metafora del percorso di scoperta e ricostruzione del rapporto padre-figlio, della propria identità e del senso profondo della vita.



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