La bottega delle essenze

Emmeline è andata a vivere, ancora piccolissima (tanto da non ricordare come ci sia arrivata e come fosse la sua vita prima di allora) in una casetta, poco più di una capanna in un’isola rocciosa e disabitata. Due soltanto gli umani presenti: lei e suo padre. L’isola è nascosta in mezzo a un arcipelago, un sicuro nascondiglio per fuggitivi, per chi è stato già lì prima di Emmeline e suo padre e che ha realizzato quella casetta, piccola ma confortevole, anche se formata di una sola stanza e un soppalco. Il padre le racconta di tale John, era lui il fuggitivo, perché loro non stanno scappando da niente e da nessuno! Una sola stanza, dunque, ma non mancava nulla perché chi l’aveva abitata prima di loro, ha lasciato orto e alberi da frutto e il suo papà, piano piano, costruisce mobili con il legno di cui l’isola è ricca. Mobili, poi! Più che altro si tratta di cassetti, uno sull’altro che stanno proseguendo, senza soluzione di continuità, dal pavimento al soffitto, pareti intere di cassetti, tutti di dimensioni ridotte, giusto lo spazio per contenere una bottiglietta sigillata e poi chiusi con un frontale di legno lucidato. Dentro ognuna di quelle bottigliette c’è un foglietto di carta, arrotolato come un messaggio, un segreto. E poi la cera lacca, tutta colorata, viene posta a bloccare i tappi. È rossa nelle bottigliette più in alto e verde in basso. Ovvio che la curiosità della bimba, una volta che comincia a crescere si fa impellente e senza limiti, anche perché ha visto che ciclicamente quei foglietti vengono sputati fuori da una macchina che il padre aziona sistematicamente. Sembra proprio che quelle bottigliette la stiano chiamando, così chiede, insiste, finché il babbo un giorno cede e l’accontenta: avvicina la scaletta a pioli alla parete, sale ed estrae una bottiglietta da un cassetto in alto...

Dobbiamo riconoscere che la nostra infanzia è piena di profumi che restano legati alla nostra memoria olfattiva e sembrano non più riproducibili, così come li abbiamo sentiti un tempo e così come li ricordiamo nella nostra mente, apparentemente perfetti nei ricordi. Ci sembra proprio che niente sarà più come un tempo: odori e sapori a tinte forti che ci rimanderanno sempre a qualcosa di ormai perso per sempre. E non abbiamo bisogno nemmeno di quella macchina “cattura odori” che appare, come strana invenzione, in apertura del romanzo. A parte questo e tolte le primissime sensazioni, legate proprio alla nostra memoria olfattiva, dopo un po’ risulta difficile entrare in questa storia, fatta sì di profumi, ricordi e bottigliette, al punto da essere anche un po’ sconcertati nel perpetrarsi, sempre uguali, degli avvenimenti. Ma all’improvviso tutto cambia e non si riesce più a fare a meno di leggere. Morte, segreti, rivelazioni di ogni genere e tutte certo inaspettate. E finalmente si apre il mondo dei cosiddetti nasi, delle essenze, dei profumi, delle sensazioni olfattive, un mondo che ci apre le sue dorate porte e ci avvolge, così come fa con la protagonista della storia, Emmeline, che in realtà ha un nome molto più adatto al suo destino, perché scoprirà di chiamarsi Violet. Insomma, da questo momento in poi, niente sarà più come all’inizio, giocato tra l’odore del pane, del focolare, del legno di cedro, ma le essenze si sveleranno in tutto il loro fascino. E in una situazione del genere, così piena di magia, non può che esserci l'amore a fare da background, un amore dalle mille facce, così come lo sono le note di testa, cuore e fondo dei profumi.

 


 

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