La dieta sono io

La dieta sono io

Le persone oggi chiedono a Luca come sia riuscito a perdere cinquanta chili, proprio lui che era arrivato a pesarne più di centoquaranta, nonostante, o forse anche grazie, alle innumerevoli diete intraprese negli anni. Luca non può dare la risposta in poche battute, si è preso del tempo per capire, per studiare cosa sia scattato in lui che ha provocato un cambiamento così radicale. Il cibo è "la droga dei poveracci", regala pesanti sensi di colpa verso se stesso, verso le persone che ama, crea dipendenza e coazione. Chi ha disturbi dell’alimentazione soffre, conosce le conseguenze dell’eccesso di grasso, per questo si sottopone a innumerevoli diete, terapie di dimagrimento in cliniche specializzate, sempre nella speranza che sia quella giusta, ma spesso a una sconfitta se ne aggiunge una nuova e le esperienze negative che si accumulano rendono il cambiamento sempre più faticoso. Nel 2014 Luca entra in un gruppo di terapia di dimagrimento ospedaliero milanese, infermieri e medici dai modi spicci, dietista gentile che propone ricette ipocaloriche e gustose, in tre mesi perde solo un chilo, anche perché nel tragitto si ferma ogni volta in panetteria e compra un grosso pane, integrale però, ancora caldo che mangia di nascosto durante l’incontro. A uno degli ultimi incontri a cui partecipa, perché molla anche questo percorso, uno dei più giovani membri del gruppo viene festeggiato perché è arrivato a perdere 100 chili! Un eroe! Luca gli chiede come sia riuscito a fare e…

La dieta sono io. Come ho perso 50 chili. Definitivamente. Con questo racconto biografico Luca Doninelli confida quello che gli è accaduto, non tanto per stabilire una norma di comportamento che permetta di uscire dall’obesità, quanto per mostrare una via possibile e mettere su carta la sua volontà irrevocabile di mantenere il peso raggiunto. Doninelli parte dal concetto che nella vita tutti abbiamo almeno un problema con cui non riusciamo a fare i conti e dal quale vogliamo fuggire, fuga che si esprime in modi diversi, uno di questi è proprio la “fame” di cibo. Prendere coscienza di quanto la “voracità” stravolga la vita è il primo passo per il cambiamento. L’obeso soffre di un disturbo bipolare, passa da stati compulsivi a stati depressivi e, per quanto possa sembrare assurdo, mangia per scomparire, sprofondare nel suo corpo immenso. Si sente che oggi Doninelli è sereno, felice e giustamente orgoglioso dell’enorme traguardo raggiunto. Scrive anche per rendere pubblica la sua determinazione a mantenere il peso raggiunto, consapevole di quanto sia difficile non ricadere nel vizio, una volta che, non più seguito dal dietologo, deve agire in maniera discrezionale. Il cibo crea dipendenza e come in tutte le altre droghe “chi è drogato è anche spacciatore, contagia chi sta intorno, produce le premesse di una vita un po’ più infelice del necessario” Doninelli è partecipe alle sofferenze degli obesi, a partire da se stesso, ma usa termini forti senza pietà, non si giustifica, denuncia la società che trasforma il corpo in un mito, facendone un’icona a cui non attribuisce una vera dignità. Il punto di partenza è essenziale imparare a capire i segnali, sia quelli che vengono dal nostro corpo, più intelligente della mente, che quelli che ci arrivano dagli altri perché “mangiamo bene solo se stiamo bene”.



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