La Dragunera

La Dragunera

In Sicilia, in un paesino dove tutti si conoscono, ci sono due donne maledette le cui vite finiscono per intrecciarsi. In realtà, le due hanno ben poco in comune, tranne un aspetto fondamentale: il modo in cui la gente le vede e, perlopiù, le allontana. Una è Rosa Sciandra, la prostituta del paese, la donna che tutti si sono “ripassati”, tanto bella quanto disperata. Il suo corpo è di dominio pubblico ma il suo cuore appartiene a Paolo, un uomo tutto d’un pezzo che la frequenta da anni, trattandola spesso come se fossero fidanzati. Tuttavia, c’è un’altra donna nella vita di Paolo e non una qualsiasi: la Dragunera. Il nome tanto oscuro in realtà cela l’identità di sua cognata, schifata e tenuta debitamente a distanza da tutti in paese perché gira voce che sia una strega. Ha i capelli neri come la pece, gli occhi di un verde intenso e un fisico che lascia ben poco all’immaginazione. Paolo la disprezza, perché crede che sia a causa di quella donna se suo fratello, Biagio, è quello che è: uno scansafatiche che ha fatto la bella vita al Nord Italia, per poi tornare sull’isola con più problemi di quando era partito. Ma, come si suol dire, “chi disprezza, compra”, fino a quando quella donna maledetta gli entra in testa, distruggendo tutto...

La storia non solo di due donne difficili, ma di un paese intero, tra emozioni forti, pregiudizio e un’atmosfera unica. Vi ricordate la sensazione di straniamento che provavate da piccoli leggendo I Malavoglia? Questo romanzo corale sortisce un effetto molto simile, probabilmente legato all’ambientazione siciliana. Non si tratta di un mero sfondo, di un paesaggio che si intravede ogni tanto; nel libro d’esordio della Barbarino, la Sicilia è una voce narrante, uno stato d’animo che ruba la scena a tutto il resto, facendosi sentire attraverso l’uso costante del dialetto nella scrittura e non solo. Non fatevi spaventare se, come me, non conoscete questa lingua meravigliosamente tagliente: la prosa intervalla parti scritte in italiano e parti in dialetto, che, talvolta, rendono difficile la lettura, ma che, al contempo, la arricchiscono. Questo libro è un pugno allo stomaco, un modo come un altro per far vedere quanti danni possono fare le maldicenze, le chiacchiere di paese. Le due donne raccontate sono forti ma fragilissime, entrambe sul punto di spezzarsi. Resterete incantati a leggere le parti di Rosa, il suo amore folle e autodistruttivo per Paolo che si scontra con la ragione: sa di essere di tutti, ma sente di appartenere solo a lui: “Rideva sempre quando c’era lui, e una sera che le rispose di sì, che glielo poteva cucinare un piatto di pasta, era felice come una picciridda”. In poche parole, un libro di poche pagine ma stupendamente completo, un continuo climax ascendente fino ad arrivare al finale. Un’ottima prova per l’autrice, che si merita di diritto un posto nella letteratura italiana contemporanea.



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