La famiglia Perlmutter

La famiglia Perlmutter

Costanza la conoscono tutti come la piccola Istanbul di Romania: è posta su un promontorio a picco sul Mar Nero, reso celebre da Ovidio negli anni del suo esilio. Qui da sempre ebrei, turchi, greci, bulgari, armeni si mescolano in un crogiolo di lingue e affari di ogni tipo. Dagli inizi del Novecento Costanza è il più importante porto dei Balcani e il governo romeno ha introdotto una rotta marittima via piroscafo che parte da Costanza e arriva ad Alessandria d’Egitto, passando per Costantinopoli, il Pireo e Smirne. Sotir è il cambusiere del “Dacia”, il traghetto che fa la spola tra la Romania e l’Egitto. Di ritorno a Costanza con un pacco di leccornie esotiche come datteri, ananas e noci di cocco provenienti dall’Egitto, decide di fare visita alla famiglia ebrea Perlmutter per dare notizie sui loro figli espatriati ad Alessandria. Rivke e Avroum attendono sempre con ansia le notizie del figlio Isaac, il quale ha deciso di scappare in Egitto, con una sorta di Esodo al contrario, per via dei sempre maggiori veleni nazionalisti nei confronti degli ebrei. Si è stabilito come cappellaio e ha una folta clientela per la qualità dei suoi fez. C’è però ancora chi resiste e non vuole scappare dalla loro vita di sempre, proprio come i vecchi Avroum e Rivke che vedono nella loro piccola nipote Hanele un barlume di speranza che li guiderà attraverso la tempesta…

La famiglia Perlmutter è un romanzo storico di ampio respiro che risale al 1927. Istrati era uno scrittore della classe operaia romena che scriveva indifferentemente in francese e in romeno. È stato definito il Maxim Gorky dei Balcani. Il francese lo apprese proprio da Jéhouda, uno scrittore russo svizzero dalle forti passioni sioniste, che conobbe durante un ricovero in sanatorio. Il setting di questo romanzo è quello del primo Novecento in una Romania che ha appena raggiunto l’indipendenza e dove giocoforza comincia a diffondersi il virus dell’intolleranza nei confronti delle minoranze e soprattutto dell’antisemitismo. Si verifica quindi una diaspora verso il vicino Egitto anche se la destinazione, in moltissimi casi, non offre certo un migliore destino rispetto al luogo di partenza. L’ottica è quindi quella di chi soffre ma non si arrende mai, in cerca di espiazione. I Perlmutter sono solo una piccola tessera di un mosaico molto più ampio che rappresenta disgregazione familiare, sofferenza e malinconia. Il tutto però è condito con un gusto per l’avventura e per l’ironia che traspare da ogni pagina anche se, sullo sfondo, si avverte e incombe sempre il pericolo di un conflitto mondiale.



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