La fidanzata perfetta

La fidanzata perfetta

Will è un bambino capriccioso, nato in una famiglia ormai allo sbando, soprattutto per il problema di dipendenza dall’alcool della mamma. Sua sorella Elizabeth, detta Lily, non troppo più grande di lui, spesso viene chiamata a fargli da baby-sitter. Anche quel giorno, vicino alla vasca (perché non si può parlare proprio di piscina), nel giardino vicino casa, ha deciso di fargli fare un picnic. Pane in cassetta un po’ raffermo e ammorbidito con del formaggio cremoso, con patatine. Lily prova a inserire anche le patatine nel panino, ma Will urla che non le vuole lì e lei è così costretta a toglierle, senza accorgersi che un po’ di formaggio è rimasto nelle patatine che rimette nel sacchetto, motivo questo per un’altra serie di urli e strepiti. Gli offre dell’uva che il fratellino mangia con trasporto e avidità. Poi lui ha sete, ma l’acqua non c’è. Elizabeth apre una lattina di limonata, non hanno il permesso di berla perché è gassata e troppo zuccherata, ma non c’è altro e anche Will si accontenta, con un sacco di smorfie, perché le bollicine pizzicano! Finché non butta la lattina nell’acqua melmosa della vasca e inizia a strillare perché la rivuole indietro. Elizabeth invita il fratellino a prendere un ramo lungo, anzi lunghissimo, per poter recuperare ciò che un attimo prima ha buttato via. Mentre aspetta si rilassa, forse troppo, perché tutto succede lì, a due passi da lei: sente un tuffo, ma non è un gabbiano. Si alza di scatto, si guarda intorno, Will non c’è, perché è lui che è finito nella vasca ora è mortalmente immobile…

Una ossessione, anzi più di una, anche se fanno riferimento ai componenti di una stessa famiglia, pur se per motivazioni diverse... Si vive dal di dentro l’esperienza di uno stalker ed è incredibile vedere come ragiona, come riesce a portare tutto a coincidere, secondo le proprie esigenze, come è in grado, soprattutto, di non vedere la verità che ha di fronte, piegandola al suo volere. Con tutto ciò che è evidenziato in questo thriller, vissuto proprio dalla parte dello stalker, è inevitabile rivedere mentalmente le tante storie che affollano la cronaca di tutti i giorni, quelle che, spesso e volentieri, per noi non hanno ragioni, giustificazioni, percorsi chiari e lasciano mille perché. La logica che seguono è solo nella testa di queste persone che si fissano su obiettivi che vedono soltanto loro con le loro personalità alterate. Ed è da brividi anche la capacità (che qui è ovviamente descritta perfettamente, ma purtroppo succede anche nella realtà) di arrivare ovunque, di cogliere qualsiasi occasione per duplicare chiavi, mettere le mani su cellulari, avvicinare persone, conoscere piani e spostamenti, parenti e amici, costringere l’oggetto delle proprie attenzioni a sentirsi costantemente osservato, a guardarsi intorno, a non fidarsi più di niente e nessuno. In una parola a sentirsi braccato. Perché poi è così! Accurate anche le descrizioni del lavoro da hostess: l’autrice fino al 2014 ha lavorato come assistente di volo sugli aerei per poi mettersi a seguire corsi di scrittura, decidendo di seguire la strada dello scrivere, arrivando a pubblicare questo suo primo romanzo.



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