La figlia del re ragno

Abike ha 17 anni ed è l’unica figlia di Mr Johnson, uno degli uomini più ricchi di Lagos. Non è solo bella, ma anche competitiva e spietata come il padre: non ama perdere, non ama farsi vedere debole, ama schiacciare ogni suo rivale, vero o presunto che sia. Normalmente non si ferma per fare l’elemosina, ma c’è qualcosa di diverso in quel venditore ambulante, un ragazzo che corre da una parte all’altra intorno alla sua macchina. Abike si ferma, il suo venditore la vede: da un gelato acquistato per strada inizia il loro strano rapporto. Abike e Runner G continuano a frequentarsi, si scoprono interessati l’uno all’altra nonostante le evidenti differenze, nonostante le diverse prospettive: Abike non riesce a capire come possa un poveraccio come Runner G, venditore ambulante residente nel tristemente noto distretto di Mile 12, essere così forbito nel parlare, così posato nelle azioni e nei gesti. Sicuramente nasconde qualcosa. Sicuramente suo padre non sarà stato povero in canna: nei suoi portamenti non c’è infatti solo l’orgoglio, ma anche la dignità di chi la vita l’affronta per vivere e non per sopravvivere. Ma adesso il padre è morto e tocca a lui prendersi cura di sua madre e della sorella. Qualcosa nasconde anche Abike, perché da una ragazza come lei, abituata ai capricci del lusso, non ci si può mai aspettare nulla di normale. I loro segreti, che poi sono alla base delle loro differenze, presto verranno fuori ed allora le loro vite cambieranno per sempre. Non solo le loro, ma anche quelle delle loro famiglie, a cominciare da Mr Johnson…

Romanzo d’esordio della giovane scrittrice nigeriana Chibundu Onuzo, La figlia del re ragno presenta tutti gli elementi (e le incertezze) di un piccolo talento: a partire dalla struttura narrativa che mescola, quasi con pari interesse ed opportunità, il punto di vista dei due personaggi, trascinando il lettore in un complicato reticolato di pensieri, a volte difficili da attribuire. Il romanzo è uscito quando Chibundu aveva soltanto 21 anni, questo spiega certe curvature acerbe della narrazione, lo stile ruvido, certe immagini fin troppo spinte e crudeli. Lo stesso meccanismo finale, sempre più chiaro man mano che si va avanti con la lettura, rischia quasi di incepparsi e ritorcersi contro. A volte si procede a scatti, in altri casi l’ordine della narrazione è molto più fluido, sempre guidato da una scrittura magmatica che però non eccede nel manierismo. Ciononostante è un romanzo molto interessante per l’atmosfera ed i luoghi che vengono accuratamente evocati nella narrazione: i protagonisti non sono soltanto i due ragazzi, ma tutto il mondo a cui sono legati e che si portano dietro, e che sono funzionali a fornire al lettore uno spaccato sociale e psicologico ben strutturato. Divario di classe, stratificazioni sociali, pregiudizi, ambizioni personali non prevaricano però sulla storia d’amore, che comunque resta sempre il filo rosso che tiene insieme, con una certa tensione di sottofondo, tutta la storia.

LEGGI L’INTERVISTA A CHIBUNDU ONUZO



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