La grande balla

La “banda del buco” del grande partito del Nord ha inventato il gioco delle tre carte di Pontida e Varese e questa invenzione a quelli di Forcella ha fatto fare la figura dei principianti. Con destrezza lumbard, nel silenzio complice di tutti, nel cestino sono state buttate le due carte fondamentali - livelli essenziali di prestazione e fabbisogni comuni - che reggono l’impianto della contabilità pubblica italiana. Si tratta di regole semplici che uniformano lo Stato e danno il giusto ai meno ricchi. Sul tavolo oggi resta la terza carta, che è la moneta dei ricchi e cioè la carta della spesa storica, proprio quella che alle regioni del Nord serve per stravincere e affondare le mani predone dentro la cassa pubblica. Ogni anno, in coincidenza con la redazione del bilancio, i lamentosi signorotti della politica del Nord vanno al bancomat dello Stato e soddisfano i bisogni dei rispettivi territori, assumendo impiegati a dismisura al chiaro fine di aumentare altrettanto a dismisura la spesa storica delle aree densamente popolate che governano. Ignorano i governatori che in uno Stato unitario o federale esiste un atto costitutivo che tiene insieme i diritti e fonda anche i doveri dello Stato e che questo atto, generato da un accordo di popoli nulla ha a che vedere con il genetico e generico diritto del mitizzato territorio del Nord. Peraltro la più equa distribuzione delle ricchezze tra le regioni italiane è nell’interesse di tutti perché, al fine di non minare l’unità nazionale, si smetta di pensare che tutti i soldi pubblici nazionali per fare investimenti siano proprietà delle regioni ricche e alle regioni povere restino solo i fondi comunitari come appartenessero ad un Paese terzo…

La casa editrice la Nave di Teseo, che nei pochi anni dalla sua fondazione si è già distinta per la promozione di opere di qualità, non disdegna le avventure editoriali in settori non propriamente “letterari” e manifesta, con la pubblicazione del saggio-pamphlet firmato da Roberto Napoletano, direttore del quotidiano finanziario “Il Sole 24 Ore” dal 2011 al 2016, di contribuire ad una operazione giornalistica coraggiosa quanto necessaria. Il libro difatti non contiene né una fredda ricostruzione di dati e di statistiche né un’esaltazione in chiave meridionalistica di economie “sudicie” depredate dai governi piemontesi. Si tratta piuttosto dei dati dell’ultimo ventennio rigorosamente documentati e illustrati posti accanto ad un autorevolissimo “j’accuse” rivolto soprattutto alla politica per i danni causati nell’aver diviso e fratturato alcuni territori dell’Italia in danno di altri, con benefici arrecati solo nel breve termine e problemi di ogni genere nel lungo periodo. La materia in sé non è scevra di insidie anche in conseguenza delle interpolazioni demagogiche che spesso la politica ha compiuto circa i dati del bilancio italiano, ma nel libro di ogni numero viene fornito il nucleo di verità con la forza e la determinazione che nascono dal pensiero privo di condizionamenti dell’autore e anche, a nostro avviso, dell’acuto editore. Al saggio è frammisto il pamphlet e accanto all’analisi ed alle invettive colorite viene anche proposta la soluzione da adottare per evitare all’Italia i danni futuri. Ovviamente non evidenzieremo in questo spazio le conclusioni de La grande balla per il rispetto che nutriamo per ogni lettore, ma invitiamo tutti ad approfondire l’indagine e a cogliere il sillogismo perfetto insito nell’opera per farsi un’idea dei tanti errori compiuti dai politici italiani negli ultimi anni.

 


 

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