La minima importanza

La minima importanza

Un uomo prova a modulare il ritmo della sua onanistica performance su quello della coppia di vicini intercettata dalla fessura sul muro della sua stanza. E mentre i due virano da una violenta discussione all'amplesso più sfrenato e la crepa sul muro diviene essa stessa enorme vagina che tutto ingloba, l'uomo può finalmente provare a liberarsi in un orgasmo cosmico, collettivo e primordiale... Antonio e Sara sono davanti al mare alle prime luci dell'alba. Non è trascorso molto tempo da quando in macchina si sono saziati l'uno dell'altra. Per Sara è il raggiungimento di un sogno, di un ideale. Ma Antonio le ha appena comunicato di essere innamorato di un'altra... Un uomo e una donna sono nella loro cucina, nella loro intimità. Lui è dinnanzi a una padella e soffrigge aglio, pancetta e funghi. Lei è alle sue spalle e parla di altro, di un'altra coppia. Ma è di loro due che in realtà vorrebbe parlare, delle loro menzogne... Il ragazzo con il cappello nero e le cuffiette nelle orecchie e la ragazza con le trecce bionde e il naso aquilino si tengono per mano. Si accomodano al tavolino di un bar. Lei tentenna. Vorrebbe dire, liberarsi, esplodere. La musica nelle cuffiette è finita. Lui tace. Poi finalmente lei dice, ma ha già inesorabilmente parlato lui...
Questi alcuni – impossibili – stralci delle quindici storie che Enrico Piscitelli ha saputo raccontarci con infinita grazia nel suo La minima importanza. Dopo tanta carne al fuoco vissuta da “dietro le quinte” - già curatore per Las Vegas del volume antologico Rien ne va plus, già membro fondatore del blog MilanoRomaTrani, già organizzatore del torneo letterario Wimbledoc e curatore della collana narrativa Novevolt – ora Piscitelli, un po' come quei coach inglesi che ricoprono il doppio ruolo di mister e giocatore, ha deciso di dar prova di sé anche sul campo. E la prova è a dir poco da lode. Con un minimalismo aggraziato, onirico, alcolico a volte allungato fino all'eccesso della sperimentazione, Piscitelli scatta istantanee di vita vissuta, frammenti quotidiani, tranche de vie,  di una ricchezza stilistica e contenutistica davvero di spessore poco comune. Lo stile in alcuni tratti mi ha riportato addirittura alle orecchie la voce delle filastrocche di Rodari. Piscitelli sa giocare con le parole – essendo delle stesse profondo conoscitore – sa renderle vivide e tridimensionali, pur quando le stesse sono utilizzate per descrivere il nudo grigiore del nulla. Perché questo è l'acquario, la boccia, dove Piscitelli decide di dar vita ai suoi non-protagonisti e alle loro minime vicende. Un mondo rinchiuso, piccolo, minimo, dove ciascuno di noi osservandolo voyeristicamente dall'esterno potrà scegliere se giudicare o specchiarcisi, ma dove nessuno potrà alla fine fare a meno di interrogarsi. Nota di merito che arricchisce l'antologia va data anche alle illustrazioni - disegnate da Alice Costantini - che accompagnano e sottolineano, senza mai invadere la narrazione, i racconti, e alla splendida bonus track che chiude il volume disegnata da Sara Pavan. Due chicche in più per un piccolo grande libro.

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