La notte della colpa

La notte della colpa

Vincenzo Cardella, Marcello Guzzo e Daniele Torrisi sono tre tipi umani del tutto comuni. Vincenzo è figlio di un avvocato di un certo successo e, a sua volta, ha già intrapreso la carriera forense. Marcello, allontanatosi da Palermo per l’insofferenza che provava per la città e i suoi ritmi, si ritrova nella vecchia masseria ereditata dallo zio quattro anni prima. Daniele, dopo essersi laureato in Lettere e aver lavorato in una piccola scuola nel palermitano, ha deciso di cercare futuro a Varsavia. Diversi, per certi aspetti pure diversissimi tra loro, conducono un’esistenza per nulla differente da quella di tante altre persone. Storie di vita ordinaria, fatte del lavoro, delle amicizie e della famiglia di ognuno dei tre, ma, nonostante la tranquillità in cui si trovano a galleggiare i tre, c’è come qualcosa nell’aria che fa presagire l’avvento di un’oscurità galoppante. Come un’ombra che si allunga sulle vite di questi uomini, una serie di eventi, eventi che portano in giro per la Sicilia e su fino a una fredda Polonia, trascina la loro vita verso accadimenti del passato che non hanno intenzione di fermare la propria ascesa sul presente. Un omicida, infatti, si è prefissato di chiudere i conti aperti ormai da tempo, conti che dovrà fare sia con sé stesso, sia con gli altri...

Vito Catalano è nato a Palermo nel 1979, oggi vive tra l’Italia e la Polonia. Ha collaborato e collabora tuttora con diversi quotidiani, da “Il Riformista” a “Il Messaggero”, e insegna all’università di Varsavia. Insomma, Catalano – che, tra l’altro, è nipote del grande, grandissimo Leonardo Sciascia; cosa che viene comprensibilmente evidenziata nella sua biografia – ha un curriculum di tutto rispetto. E, per essere sinceri, aveva anche tra le mani una bella storia intrigante: ma è stato a mio parere poco capace di gestirla sia da un punto di vista contenutistico, sia da un punto di vista strutturale, sia da un punto di vista linguistico, di stile. I fatti sono pochi e quasi sempre magrolini. Il romanzo di cui si parla è un noir, ma di eventi che possano lasciare con il fiato sospeso, che possano portare il lettore a uno sforzo immaginativo o conoscitivo, ce ne sono davvero pochissimi. L’intreccio è limaccioso, le vicende si snodano lentamente; seppure, va detto, la storia segua un preciso, chiaro filo logico. Ciò che meno funziona, però, a mio avviso è la scrittura. Piena di banalità, senza verve, che non si eleva e che non scende. Piatta. Interessante l’avvicendamento delle ambientazioni, che vanno da quelle di una Sicilia spesso rurale a quelle di una Polonia che ben si presta alla storia. Altro fatto interessante, e secondo me molto ben funzionante, è l’incastro dei tre capitoli iniziali. I protagonisti del romanzo, Vincenzo, Marcello e Daniele, infatti, si succedono nella narrazione delle proprie storie in blocchi separati. Li conosciamo uno per uno, come fossero alieni di mondi diversi, finché il filo rosso che li lega non viene mostrato e tutto acquista un senso. Un libro che non lascia il segno, perfetto forse per la spiaggia, da leggere sotto l’ombrellone avendo avuto però cura di staccare prima la spina del cervello.



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