Le cinque donne

Le cinque donne

Caroline Walker diede alla luce la sua secondogenita, Mary Anne, da tutti chiamata Polly, il 26 agosto 1845, in una casa situata in una traversa di Fleet Street, strada fatiscente e angusta ma immersa nel piacevole odore di inchiostro e di carta nuova. Crescendo nella Ink Street, Polly ebbe fin da subito il vantaggio di poter accedere al materiale stampato e, in un’epoca in cui alle bambine appartenenti a famiglie della classe lavoratrice si tendeva ad insegnare a leggere ma non a scrivere, imparò a padroneggiare entrambe le abilità. Prima di raggiungere il settimo anno di vita, la madre morì, lasciando un vedovo con tre figli, il più piccolo dei quali ancora non aveva compiuto i tre anni. Edward Walker, contravvenendo alle usanze del periodo – che prevedevano che i figli rimasti senza un genitore venissero affidati alla workhouse locale o ai parenti – volle mantenere i tre bambini sotto il suo tetto e la sorella maggiore di Caroline, che non si era mai sposata, si assunse verosimilmente il compito di crescere i bambini e di occuparsi delle faccende domestiche... Haymarket, un tempo regno del vizio, venne ridotto al silenzio verso la fine del 1870 e i gentiluomini ricchi, specie quelli che godevano dei favori delle eleganti prostitute che vivevano a Brompton e Pimlico, ricevevano, se fortunati, inviti ad un ballo privato. Tra Oxford Street e Marylebone si affittavano sale che accoglievano una quarantina di coppie; pare non ci fosse nulla di irregolare in quegli incontri, tranne il fatto che, quando la serata finiva, le coppie uscivano e se ne andavano in carrozza, per continuare in privato a far baldoria, nelle abitazioni delle donne. Fu in uno scenario simile, tra il 1883 e il 1884 che comparve una giovane, che dichiarò di chiamarsi Mary Jane Kelly. Le storie che raccontava su di sé erano un meraviglioso intreccio di realtà ed invenzione, cosa che accadeva di frequente tra le donne della sua professione. Mary Jane era una prostituta...

Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane. Cinque donne ordinarie – vissute a Londra alla fine dell’Ottocento – accomunate dalla dipendenza dall’alcool; vite perdenti e perdute, segnate da abbandoni, dolore e rimorso. Cinque donne sconfitte in partenza che – al di là della situazione sentimentale che stavano vivendo, del loro tasso alcolico, della loro professione e del loro aspetto – non meritavano di trovare la morte per mano di un assassino codardo, capace di colpirle solo nel sonno, che le ha orrendamente sventrate ed uccise: Jack lo Squartatore. Cinque donne di cui non si ricorda il nome, oscurato dal mito di un assassino privo di morale e, forse, anche di movente, posto su un piedistallo, alla stregua di un eroe, e divenuto una delle più affascinanti, macabre e famose leggende del Regno Unito. Cinque donne consapevoli da sempre che la loro parola sarebbe contata meno rispetto a quella degli uomini e che il loro stipendio sarebbe sempre stato inferiore rispetto a quello dei loro fratelli o dei loro mariti; cinque donne consapevoli da sempre di trovarsi sul lato sbagliato della barricata, costrette a turni massacranti al lavoro e destinate a piangere i propri figli votati a morte certa per malnutrizione. Cinque donne costrette a subire angherie ed umiliazioni, a non nutrire alcuna speranza per il futuro e a rifugiarsi impotenti tra le braccia di un destino segnato in maniera inesorabile. Cinque donne etichettate dalla cronaca del periodo come prostitute – appellativo attribuito in quegli anni a qualunque donna camminasse per strada da sola dopo il tramonto – senza dar loro il beneficio del dubbio; cinque donne uccise una seconda volta e senz’appello da una società maschilista, sessista e bigotta. Attraverso una ricerca storica e documentale accurata e precisissima – presentata con una scrittura che rende il libro intrigante come un vero e proprio romanzo – Hallie Rubenhold segue il cammino di vita di queste donne, fragili anime segnate da profonde cicatrici, fino all’incontro, dettato da un misterioso incastro di coincidenze, con il loro aguzzino. Cinque donne che si chiamavano Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane ed erano madri, figlie, sorelle e mogli. Erano donne cui – grazie al consigliatissimo lavoro della Rubenhold – è stata finalmente e giustamente restituito ciò che era stato loro brutalmente strappato insieme alla vita: la dignità.



0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER