Le donne amate

Le donne amate

Eleonora ha un talento speciale per il lavoro editoriale. Mai pedante nelle sue revisioni, riesce, anche solo con un semplice e dolce punto interrogativo, a far capire agli autori quando sfumare una metafora, cambiare una parola, sostituire un passaggio. Nata e cresciuta in un paesino dell’hinterland milanese, si è trasferita in città durante gli anni universitari per stare più a contatto con l’ambiente letterario che stava cominciando a frequentare; una scelta che comporta una rottura con la sua famiglia. Convive col suo fidanzato e con lui si trasferisce a vivere a Roma. È qui che conosce Marcello, mentre lavora come assistenti per alcuni docenti di un corso di scrittura... È un primo incontro piuttosto singolare. Marcello la vede per la prima volta mentre sta pedalando su una cyclette durante uno spettacolo teatrale. Una piccola produzione, è andato a vederla solo perché gliel’ha chiesto il suo amico Francesco che con l’autrice vuole provare a lavorare su nuovi soggetti. Finisce per chiedere a Francesco di conoscere la ragazza della cyclette. Si chiama Barbara, diventerà sua moglie...

Eleonora, Barbara, Daniela, Irene e “mia madre”. Sono Le donne amate raccontate da Francesco Pacifico nella sua ultima fatica letteraria. L’amante, la moglie, la cognata, la sorella e la mamma di un solo uomo, Marcello, scrittore e redattore editoriale, perennemente in bilico nella sua condizione di precarietà lavorativa, sentimentale, emotiva. Ogni capitolo dedicato a loro potrebbe essere una storia a sé stante. C’è un filo rosso però che lega tutti questi episodi e le loro protagoniste, ha un nome e è quello di Marcello, personaggio maschile che incarna tutti gli stereotipi dei “giovani non più giovani” degli anni zero, di chi cerca di vivere o forse meglio sopravvivere nel complesso mondo della cultura. La scrittura di Pacifico è intrigante e originale. La narrazione è intervallata da una sorta di note, racchiuse da parentesi curve o quadre. Le spiega così, in un’intervista a “Vanity Fair”, lo stesso Pacifico: “Dal momento che ho scoperto di non stare facendo il romanzo che avrei voluto, allora mi sono avvalso di fare come mi pareva, inserendo delle note che dessero tridimensionalità alla scrittura. Se ricevevo una critica, e se questa mi sembrava anche più interessante di quello che stavo scrivendo io, allora la inserivo nel testo come fosse una nota”. Il suo Marcello vive costanti indecisioni, finisce sommerso da un guazzabuglio di emozioni. Galleggia, in un certo senso, tra i suoi amori veri o presunti, quasi ‘annebbiato’ di fronte a bivi da intraprendere, confuso tanto quanto a volte spregiudicato, buffo e contorto nel suo approccio alla vita e ai sentimenti. Lo definisce in modo calzante Teresa Ciabatti sul “Corriere della Sera”, spiegando come “(…) questo quarantenne non eroico, neanche malvagio, solo mediocre, questo borghese indolente, rabbioso che ai tempi dell’università scriveva poesie per scoraggiare i giovani: non ce la farete mai, diventa mezzo potentissimo per raccontare l’oggi”.



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