Le leggi della frontiera

Francisco Franco, il dittatore spagnolo, è morto da tre anni, ma il Paese continua ad essere sottoposto alle leggi franchiste. Ignacio ha sedici anni, la stessa età di Zarco, e i due ragazzi abitano vicini, ma sono lontanissimi uno dall’altro. Mentre il primo vive nella zona più borghese di Gerona, il secondo vive nelle baracche, null’altro che alloggi provvisori, che si trovano al limite nordorientale della città. Raccontata così, si ha l’impressione che le due zone si trovino ai lati opposti di Gerona. In realtà, Ignacio abita a soli duecento metri da Zarco, appena prima dello spartiacque costituito dal fiume Ter, che di fatto determina una sorta di confine, di frontiera. La casa di Ignacio si trova in calle Caterina Albert, una strada in cui si trovano un paio di condomini, costruiti in mezzo a orti e terreni abbandonati, abitati in genere da nuclei in cui il capofamiglia è un impiegato pubblico di livello medio. Anche suo padre ha un impiego negli uffici della provincia e, come la maggior parte delle persone che vivono al di qua della frontiera, non vuole aver nulla a che fare con la gente che vive nelle baracche. Ignacio invece la frontiera la attraversa, innanzitutto perché a sedici anni tutte le frontiere sono porose e poi perché avventurarsi al di là del confine gli sembra l’unico modo per evitare Narciso Batista, il ragazzo ripetente, prepotente e catalizzatore di violenza che da tempo lo prende in giro e lo sottopone a continui atti di bullismo, che rendono i suoi giorni di scuola un vero calvario. Ben presto quindi Ignacio comincia ad avventurarsi per strade alternative e un pomeriggio entra nella sala giochi Vilaró, situata nel quartiere di La Devesa, di fronte alla ferrovia sopraelevata, al di là della frontiera. Mentre sta giocando al suo flipper preferito, quello di Rocky Balboa, nel locale entra una coppia. Sono un ragazzo e una ragazza, dimostrano più di sedici anni ma meno di diciannove e danno l’impressione di essere charnegos di quelli duri, dei veri balordi provenienti dalla periferia più estrema. Sono Zarco e Tere…

Gerona, città della Spagna post franchista - periodo nel quale tutto quello che la dittatura ha cercato di nascondere si palesa e, ovviamente, tutte le differenze sociali, soffocate per lungo tempo dal totalitarismo, si manifestano originando una sensazione generale di malessere, che sfocia, quasi come atto dovuto, nella delinquenza, soprattutto giovanile - è divisa non solo materialmente ma anche simbolicamente in due da un fiume, che funge da vera e propria frontiera geografica, culturale e sociale. Al di qua del fiume vivono le famiglie della media borghesia, mentre al di là ci sono gli emarginati, i derelitti e i delinquenti. Quando Ignacio Cañas, detto Gafitas (occhialuto), ragazzo silenzioso e bullizzato della media borghesia decide di varcare la frontiera e di andare al di là del fiume, viene a contatto con un mondo completamente diverso da quello cui è abituato, un mondo fatto di ragazzi di strada che si atteggiano a capi gang, ragazzi disagiati, perduti ed abbandonati a se stessi, ragazzi dediti a furti, rapine e spaccio di stupefacenti. Le avventure cui Zarco - icona classica del criminale bello e maledetto, mitizzato nel corso degli anni da stampa e mezzi di comunicazione di massa - e Tere - la ragazza più bella del mondo - coinvolgono il sedicenne Gafitas, lo conducono verso un mondo a lui totalmente estraneo, che lo attira e lo irretisce al tempo stesso. Attraverso il meccanismo letterario più connaturale alla tessitura stilistica di Javier Cercas - apprezzato giornalista e narratore oggettivo della storia spagnola - vale a dire l’intervista dei protagonisti della vicenda che intende raccontare, l’autore cattura da subito l’attenzione del lettore unendo capacità investigative e romanzesche, che si mescolano in un’alchimia perfettamente equilibrata, e offrendo una storia di formazione che è anche un romanzo storico e sociale. Ma la vicenda narrata da Cercas, in cui la trama occupa un ruolo secondario rispetto all’analisi approfondita dei personaggi, ragazzi con un destino segnato e poche possibilità di redenzione, è anche una storia che parla di amicizia e di lealtà, di tradimento e di amore, di sensi di colpa e incapacità di conoscere la verità in maniera oggettiva. Ancora una volta Cercas, da sempre convinto che compito dello scrittore non sia fornire risposte ma porre interrogativi ed insinuare il dubbio, rimane fedele a se stesso: il finale della storia di Zarco e la sua gang, diventati ormai adulti, ribalta ogni certezza senza offrire alcunché in cambio, ma sollevando un vortice di nuove domande, che inducono alla riflessione e lasciano il lettore incredulo, disorientato e stupito.

 


 

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