Le Rose di Stalin

Esiste una Russia da copertina, da prime pagine di giornali, una Russia che apprendiamo da lontano, che ci affascina e/o ci spaventa, andando anche oltre la cortina dei luoghi comuni e degli stereotipi che ci vengono propinati, anche attraverso i racconti fantasiosi che riceviamo indirettamente da chi quella Russia l’ha vista e l’ha vissuta. Ma non è proprio tutto vero quello che ci viene detto: così si scopre che Mosca si paralizzò completamente il giorno in cui Glen Gould, nel 1957, arrivò per un concerto. Chi se lo sarebbe aspettato, considerando che il pianista era un nordamericano su territorio sovietico in tempo di Guerra Fredda e anche uno un po’ fuori dagli schemi. I primi arrivati, dopo qualche legittimo sospetto, furono rapiti da quel ragazzo e cominciarono un tam tam che portò al teatro centinaia di persone, anche di più per la sua replica qualche giorno dopo. Fra i tanti fu intravisto anche Boris Pasternak, fresco vincitore del Nobel per la letteratura. Perché i russi sono proprio così, diversi da come pensiamo che siano: Chruščëv non ha mai sbattuto la scarpa sul tavolo, Dostoevskij ha dormito a lungo su un baule e Stalin amava a tal punto il balletto da raggiungere tutte le sere la prima ballerina Olga Lepeshinskaya percorrendo il lungo corridoio segreto che unisce il Cremlino al Bolscioi. E tutte le volte portava un bel mazzo di rose alla bellissima Olga.Un popolo originale quello russo, del resto l’unico che ha pensato bene di istituire un centro per studiare i cervelli dei grandi patrioti e rivoluzionari, nella speranza di poterli clonare…

Armando Torno, giornalista e uomo di cultura, ha raccolto in un volume di resoconti brevi le singolari annotazioni di missioni di lavoro che gli hanno permesso di percorrere in lungo ed in largo il territorio russo. Il libro si snoda lungo 23 capitoli, di cui una è una prefazione che inquadra il senso degli altri paragrafi, spaziando dalla biblioteca di Voltaire, a quelle di Lenin, di Čechov, alla casa di Dostoevskij: 1. Il catalogo di Voltaire e la volpe russa. 2. Le tesi di Lenin sono nel menù . 3. Un pinguino per Eisenhower. 4. Tolstoj sul divano verde . 5. Il pendolo di Jasnaja Poljana . 6. Segreti della Stalinka. 7. «Non uccidete lo Zar». 8. Le rose di Stalin. 9. Pasternak e Togliatti. 10. Simenon: l’indizio è in una pipa. 11. Chruščëv e il falso della scarpa. 12. Una lettera per il Papa. 13. Il modesto comò del dottor Čechov. 14. Una beauty farm nel bunker. 15. Leggere De Amicis nella dacia di Gorki. 16. La notte in cui l’Urss si fermò per Glenn Gould. 17. Cervelli da clonare. 18. Quando Dostoevskij dormiva nel baule. 19. Il mistero delle dodici stazioni. 20. Una lunga scia di fuoco. 21. Le spie in cantina. 22. Come i cosacchi inventarono il bistrò. Sicuramente Torno ha una capacità narrativa enorme: le descrizioni sono delle fotografie patinate che scivolano piacevolmente sotto gli occhi, che permettono di rivivere quei momenti in presa diretta. La capacità affabulatoria è inoltre resa ancora più accattivante dagli aneddoti che condiscono i singoli episodi, ma che spesso (quasi sempre), per uno spiccato gusto di autocompiacimento dello scrittore che ama fare sfoggio di piccoli particolari e amicizie altolocate, tendono a far perdere il filo del discorso, debordando in descrizioni e divagazioni fuori tema. Il peggio è che l’autore ne è consapevole e trasforma la notizia in un divertissement sconclusionato. Così come fuori contesto risulta l’abbozzo di “morale conclusiva”. Non è che ci voglia sempre una trama, che sia forzatamente necessaria, ma quando si legge si vorrebbe vedere un senso ultimo che lega insieme tutte le pagine. Gradevole da leggere, però inconcludente (che non è un giudizio, né letterario né morale, piuttosto una constatazione).

 


 

0

Fai una donazione!

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER