Le vite parallele

Ha preso l’abitudine di arrivare in questura con mezz’ora di ritardo rispetto al regolare orario di servizio, anche perché poi, di sera, non si sa mai a che ora si finisca. Inoltre, di primo mattino difficilmente accade qualcosa per cui valga la pena indagare. Sono quasi le nove e il commissario Tommaso Casabona incrocia nei corridoi Bini, Bellini e Ruocco che lo salutano come se il suo fosse un semplice rientro da un periodo di ferie e non l’ultima giornata di lavoro insieme a loro. Appena entra nel suo ufficio, Proietti - il vice che lo sostituisce quando si assenta dal servizio - lo raggiunge con un fascicolo in mano. Casabona muore dalla voglia di chiedergli di essere aggiornato sulle novità, ma riesce a trattenersi, seppure a fatica. I due discutono sul tempo e sulla neve che minaccia di cadere. Mentre Proietti parla, Casabona lo osserva e non gli pare affatto che il collega sia cambiato nell’ultimo mese in cui non si sono visti. È sempre estremamente magro, come un’acciuga. All’improvviso Proietti estrae dal fascicolo che tiene in mano la foto di una bambina bionda con due fantastici occhi azzurri. Avrà tre o quattro anni al massimo. Casabona lo blocca, prima che l’altro cominci a spiegare. È passato dalla questura solo per sistemare un po’ di cose da portare via, in vista del suo futuro trasferimento, richiesto per poter ricoprire un incarico meno impegnativo. Deve dedicarsi alla moglie Francesca, che tra poco andrà a prendere dall’ospedale in cui l’ha accompagnata per l’ennesima visita di controllo. Oggi i medici dovrebbero sciogliere la diagnosi, ma lei è già convinta che dovrà sottoporsi ad un ciclo di chemioterapia. Proietti però non demorde. Qualcosa su quella bambina gliela deve raccontare. Si chiama Martina Bonelli. Ha poco più di tre anni. La madre ne ha denunciato la scomparsa la mattina precedente. Quando si è svegliata, non ha più trovato la figlia nella sua stanza. Ha subito accusato il suo ex amante di averla rapita, un tale Walter Guzman, cocainomane incallito che ha già negato ogni coinvolgimento nella vicenda…

Decidere di riappropriarsi del proprio tempo e di prendere le distanze dal proprio lavoro, quel lavoro che non conosce festività né orari, quel lavoro per il quale ha sempre sacrificato la famiglia e gli affetti. Ora è tempo di dedicarsi alla moglie e di affrontare insieme a lei la malattia, magari cercando di ritrovarsi, prima che tutto sia irrimediabilmente compromesso. Ma come è possibile rimanere indifferenti di fronte alla tragedia di una madre che non sa che fine abbia fatto la figlia così piccola e indifesa? Come è possibile voltarsi dall’altra parte di fronte alla richiesta di aiuto dei colleghi, che hanno un disperato bisogno della sua esperienza e delle sue intuizioni per giungere ad un punto di svolta in un caso così delicato? Ecco allora che il commissario Tommaso Casabona - frutto dell’estro letterario di Antonio Fusco, funzionario della Polizia di Stato alla quarta indagine che vede il commissario come protagonista - si lascia coinvolgere una volta ancora e, con la volontà e l’intuito che gli sono propri, scoperchia un mondo popolato di personaggi di facciata, che nascondono il loro vero volto dietro vite apparentemente irreprensibili, ma cariche in realtà di menzogne, sotterfugi e meschinità. Vite parallele, appunto. In una Valdenza ammantata di neve, Casabona segue piste confuse, sfiora soluzioni apparentemente semplici che in realtà aprono nuovi scenari e rimettono tutto continuamente in gioco, dirige l’indagine con perizia e destrezza, senza perdere mai di vista l’obiettivo: liberare la piccola scomparsa da quella terra di mezzo nella quale si è persa, un limbo “che alimenta l’ansia della speranza e impedisce la rassegnazione”. Tra verità nascoste a bella posta, falsi indizi e suicidi sospetti, l’ispettore dall’atteggiamento burbero ma rassicurante e protettivo non si risparmia e racconta al lettore - che segue ogni sua mossa, ogni suo silenzio e ogni sua debolezza - la propria profonda umanità. Un romanzo scorrevole e avvincente, in cui la tensione narrativa è palpabile; una lettura che invita ad una riflessione sull’indifferenza, la rabbia e il rancore che possono albergare nell’animo umano e che, se non correttamente metabolizzati, conducono inevitabilmente ad un epilogo tragico.



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