Liberati della brava bambina

Liberati della brava bambina

Il disagio interiore che colpisce la donna oggi è un sentimento atavico, frutto di secoli di discriminazione e sottostima. Il punto di partenza è riconoscere questa verità. Può aiutare la filosofia che, con le parole di Pierre Hadot “guida verso lo sviluppo armonioso dell’intera personalità umana che culmina nell’acquisizione della saggezza quale arte di vivere”. Arte di saper vivere. Gli esempi necessari alla donna d’oggi per imparare a vivere con consapevolezza di sé e dei ruoli che può scegliersi, che sia la moglie, la madre, l’imprenditrice o tutte e tre insieme, partono dal alcuni personaggi della mitologia, delle fiabe, della letteratura. Si prenda come primo simbolo Era. Ci sono storie non univoche che la riguardano. In generale, si narra che Era vivesse in solitudine, in libertà, isolata dal resto degli dei. Zeus, dopo vari approcci inconcludenti, riuscì ad avvicinarla con un inganno e lei accettò di diventarne la moglie. Ma Zeus, come la tradizione recita, era un traditore seriale, oltre che un trasformista/ingannatore. Stanca del suo comportamento Era gli nascose le folgori e lo legò al letto, sfidandolo e cercando di togliergli il trono. Riuscito a liberarsi inchiodò la moglie alla volta celeste, torturandola. Alla fine la liberò dietro la promessa di cieca obbedienza e che mai più avrebbe messo in discussione il suo potere. Era, in questo modo, da dea primordiale diventò la dea del matrimonio. Certo la cosa non le piacque affatto, diventò iraconda e vendicativa. Questa rabbia, sta a simboleggiare “una tensione originaria e il risentimento”, come archetipi della rabbia e del risentimento che la donna si porta appresso ancora oggi. Se Era rappresenta la rabbia e il risentimento fini a sé stessi, Malefica, nella versione cinematografica Maleficent, che racconta effettivamente chi era la tredicesima fata della Bella addormentata nel bosco e perché non fu il mancato invito alla festa per la nascita di Aurora a scatenare la sua maledizione, è invece la rabbia che viene ragionata e risolta, “la strega cattiva che diventa fata madrina”. Cosa succede poi, quando “il corpo della donna viene considerato il suo destino biologico”?...

Maura Gancitano e Andrea Colamedici sono una coppia di filosofi (coppia nel senso più ampio). Insieme hanno fondato Tlon, “un progetto di divulgazione culturale che si manifesta attraverso una Scuola di Filosofia e Immaginazione permanente, una casa editrice, una libreria teatro, e un’attività di divulgazione dal vivo e on line attraverso i social network” più una newsletter che suggerisce libri, canzoni, serie tv e altro. L’unicità del loro libro sta nel parallelo simbolico tra cose lontane da noi (apparentemente) come la mitologia e la fiaba o più vicine come la letteratura: nello specifico citano il personaggio di June/Difred de Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood, per spiegare qualcosa che non ci è affatto sconosciuto: la condizione subordinata a cui le donne sono tuttora costrette. Con gli uomini si deve collaborare, ma prima dobbiamo noi stesse sapere cosa vogliamo e renderci conto che possiamo essere chi vogliamo, non ci sono regole che ci impongono di essere solo mogli e madri, solo donne realizzate nel lavoro: se scegliamo un ruolo che ci risulta confortevole e non ci crea conflitti interiori va più che bene. La rabbia che sentiamo non ci deve offuscare, soprattutto dobbiamo riuscire a trasformarla in energia propositiva e positiva, perché se siamo donne madri irrisolte da questo punto di vista, trasmetteremo la nostra rabbia alle nostre figlie, come un virus. Il personaggio di Malefica, che da strega cattiva, attraverso un ri-percorso personale, capisce l’errore di considerare tutto il mondo come ostile perché non tutti sono come Stefano, l’uomo che l’ha tradita e padre di Aurora su cui lancia le vendetta della maledizione per colpire l’amante traditore, diventa fata protettrice della principessa; non le interessa più la vendetta ma guarda al futuro con un nuovo scopo. Questa mutazione è così potente che riesce a rompere l’incantesimo, cioè “la cristallizzazione del conflitto uomo/donna e di quello tra le donne”. La rabbia si può trasformare attraverso le storie già avvenute. Perché sono importanti le fiabe? Perché sono “fatte della stessa materia dell’inconscio”. Perché è importante leggere? Perché è un grande strumento di conoscenza e quindi di riflessione.



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