Lo sciamano delle Alpi

Lo sciamano delle Alpi

Val d’Ossola, Alpi piemontesi. Come ogni Natale, tre dei fratelli Beltrami tornano a trovare la madre, che da tempo vive in casa da sola, a Villa Negri, una splendida palazzina liberty col giardino affacciato sul lago. Clitennestra, da sempre Ciccia, vive a Londra dove si occupa di alta finanza, il matrimonio con quel porco di William, un mezzo scozzese, è naufragato. Gildo, l’avvocato, un po’ imbolsito e con qualche capello in meno, è l’unico della famiglia ad avere gli occhi castani. Anfio, medico e professore universitario, un luminare nel campo dell’oncologia, ha sessant’anni ben portati, e si sta ancora riprendendo dopo che la moglie Roberta lo ha lasciato. All’appello, come al solito, manca solo Adrasto, anche lui medico. Più piccolo di Anfio di quasi due anni, è sempre stato molto più sveglio, raffinato e bello di lui. Dopo il funerale di loro padre, Adrasto non si è più visto, sono anni che non si ha più alcuna notizia. Quella sera Ciccia propone alla famiglia riunita un affare redditizio. Gli inglesi investiranno sulle miniere d’oro della Valle Antrona, e per avere le concessioni occorre la disponibilità dei terreni di loro proprietà intorno alle gallerie. Guadagneranno molti soldi, ma devono essere tutti d’accordo, anche Adrasto. Su questo la madre è irremovibile. Tramite Renato Vaccari, un amico di famiglia, apprendono che Adrasto ha smesso di fare il medico e vive in valle, a Madonna, nel mulino del padre. Il mattino seguente decidono di raggiungerlo, devono metterlo al corrente della novità e accertarsi che sia d’accordo. Al mulino conoscono la moglie Heidi e i figli Telemaco, Paride ed Ermione, scoprono che Adrasto è affetto da un cancro che gli devasta il volto e per la prima volta entrano nel suo mondo, forse migliore dei ristretti orizzonti in cui vivono loro...

Michele Marziani con Lo Sciamano delle Alpi, ambientato tra le montagne della Val d’Ossola, nelle Alpi piemontesi, pubblica il suo ottavo romanzo. È una storia sui rapporti familiari, considerati non solo negli aspetti più puri e semplici, ma anche in quelli più spregevoli, non degni di nota. L’autore è abile ad intessere sulla finzione gli stralci di storia delle miniere d’oro della Valle Antrona, a cui erano interessati investitori belga, svizzeri e inglesi, nazionalizzate durante il fascismo e chiuse definitivamente nel dopoguerra, intorno agli anni ’50, a causa dei costi eccessivi per l’estrazione dell’oro. Interessante la riflessione che la lettura suscita sulla speculazione, che regna incontrastata sui mercati finanziari, al punto che è solo l’idea che una miniera possa riaprire a smuovere potenzialmente ingenti capitali di denaro. La trama ruota intorno ai personaggi di Adrasto e Anfio. Il primo ha scelto di vivere come un eremita in un mondo che si è fermato, ai margini, dove non si può fare neppure una telefonata. Anfio invece rappresenta il mondo che corre, imponendosi nel campo accademico e della medicina, così come la sorella Ciccia e il fratello Gildo. Eppure nessuno di loro ha una famiglia né dei figli, a differenza di Adrasto che su quegli alpeggi sembra aver trovato la felicità e il calore familiare. Vengono a contatto e fanno scintille due modi diversi di concepire il mondo, la malattia, la famiglia. Adrasto si cura con il vischio, seguendo la medicina antroposofica che Rudolf Steiner e Ita Wegman sviluppano nei primi anni ’20 del Novecento, fuma oppio come terapia contro il dolore, quasi fosse uno sciamano delle Alpi. Ma chi è davvero felice tra i fratelli? L’incontro con Adrasto sarà illuminante per Anfio, che avrà modo di riflettere, acquisendo consapevolezza di quale strada sia giusto percorrere. E la sua vita cambierà. La scoperta dei personaggi avviene gradualmente durante la lettura, con la peculiarità che si arriva ad un ribaltamento della prima impressione che di ciascuno di loro ci si era fatti inizialmente. Altra nota interessante è che il libro si apre descrivendo il finale della storia, per poi riprendere le fila del discorso dal principio. Prosa molto gradevole.



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