Maradágal

Basileggio come Maradágal, l’immaginaria e realissima Brianza di Gadda con qualche incursione a Milano, il laureando Paolo Vertemati “si è rifugiato” proprio a nel paesino dove vive il padre - un agglomerato di capannoni villette villone palazzine e cantieri, tanti cantieri aperti. Che poi le infrastrutture siano quel che siano è poco importante, tanto gli imprenditori che vanno a vivere in Brianza ci han tutti il SUV per fare quei pochi km, così come lo hanno i locali a cui quei cantieri hanno fruttato tanto. Convivono a poche strade di distanza con extracomunitari che occupano le vecchie cascine e in quei cantieri lavorano rigorosamente in nero o quasi e con i vecchi che non hanno mai voluto lasciare il paese. Tutti sanno tutto di tutti e molti conoscono segreti che non devono vedere la luce, a volte fatti del passato remoto a volte eventi più recenti. Paolo in attesa di scrivere questa benedetta tesi collabora con un giornale locale, redazionali perlopiù – in soldoni pubblicità - e qualche notizia per quello che può succedere in un posto di 10.000 anime. Nello specifico il redazionale che sta scrivendo ora è per un’impresa edile che sta realizzando l’ennesimo residence fatto di palazzine con appartamenti più o meno di lusso, la cronaca è che “lo scemo del villaggio” è scomparso. Paolo non ha grandi relazioni e amicizie con gli altri giovani del paese, che somigliano perlopiù ai loro genitori e nonni, con qualche eccezione. Nel suo cercare notizie si imbatte in qualcosa che potrebbe collegare, almeno secondo lui, le due cose di cui si sta occupando, incalzato da una delle eccezioni di cui sopra che risponde al nome di Francesca, che mentre fa la barista nel locale del padre studia canto, che si preoccupa di che fine abbia fatto il Soldo, così è soprannominato lo scomparso (anche se in realtà si preoccupa un po’ di tutti) e lo coinvolge. Di nome in nome, di domanda in domanda, Paolo decide di riscuotere un vecchio “credito”. Tempo prima ha passato gli appunti per un esame ad un amico di un amico che poi è diventato poliziotto, grazie a quegli appunti ha portato a casa un 30 e gli deve un favore. In virtù di quel 30, Libero Cattaneo - sovrintendente che vorrebbe diventare commissario e nel frattempo è di scorta a una magistrata che lo tratta come un figlio - si ritrova a svolgere quella che da un favore ad un amico diventa la sua prima indagine…

Per chi conoscendolo ha avuto la pazienza di aspettare che finissero quelle 675 pagine e per chi voglia conoscere un autore non particolarmente noto al di fuori della cerchia degli amanti del noir ma che porca miseria se sa scrivere, è in libreria già da qualche mese un romanzo dal titolo particolare, Maradágal, come lo Stato inesistente trasposizione della Brianza in Sud America in cui Gadda ha ambientato La cognizione del dolore. Cosa definisce uno scrittore? Domanda ovviamente retorica che ci si pone in ogni ambito in cui gravitino una o più persone che abbiano pubblicato qualcosa. Normalmente direi qualcuno che scrive viene pubblicato e letto, in pochi fortunati casi che addirittura vive di scrittura. Tornaghi fa un altro mestiere, è un dirigente di un grosso gruppo bancario, vive di numeri e nonostante ciò una grande talent scout del giallo purtroppo scomparsa, Tecla Dozio, molto tempo fa ha annusato il suo talento. Tornaghi ha scritto libri per bambini, poi un romanzo che forse definire giallo è improprio, Il debito dell’ingegnere, poi un giallo propriamente detto, La pesca dello spada – che per inciso è un’indagine di quel Libero Cattaneo che conosciamo in questo romanzo. Un gran peccato che il Tornaghi sia così pigro? Pignolo? Impegnato? Insomma cinque anni per scrivere un libro sono parecchi, ma devo dire che ne è valsa la pena. Ha una scrittura fluida e pulita, la trama è quella di un noir ma definirlo così sarebbe riduttivo, è un osservatorio su un mondo che in piccolo riproduce le schifezze a cui purtroppo siamo abituati in grande, è una raccolta di caratteri e di personalità; a differenza di tanti altri autori, i suoi protagonisti non hanno lati buoni e lati cattivi, hanno apparenza ed essenza. I cattivi sono delle merde e i buoni lo sono davvero. Certo, essendo il ragazzo molto dotato di talento, non sono così facilmente individuabili, così come non lo sono le motivazioni degli uni e degli altri. Ma fidatevi, resterete soddisfatti.

 


 

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