Miss Austen

Miss Austen

La primavera del 1795 fa sentire le sue avvisaglie nel giardino in cui Tom Fowle, di Kintbury, compie il gesto tanto atteso: chiedere la mano alla sua bella e giovane Cassandra Austen, di Steventon. Cassy ne rimane incantata e con soddisfazione bacia il suo futuro sposo, con il senso di appagamento che accompagna le scelte giuste, oculate, secondo quanto deve essere. Molte primavere sono trascorse da quel giorno, è il marzo 1840 quando Miss Austen torna a Kintbury per offrire il suo conforto e sostegno a Isabella Fowle, sorella di Tom, per la perdita del padre e, dunque, per la condizione acquisita di donna nubile e sola, dal futuro incerto. Una condizione che Cassandra purtroppo conosce da troppi anni ormai: le scelte del passato, per quanto giuste e oculate, non hanno tenuto conto del fato volubile, imprevedibile e talvolta crudele, che in un attimo ha spazzato via il più roseo degli scenari sognati. Varcare nuovamente la soglia della canonica di Kintbury rimanda Cassy indietro con la memoria, alla prima volta in cui vi è entrata: era così eccitata e felice, ricorda anche com’era vestita... No, non può farsi distrarre dai ricordi, non deve perdere di vista il vero motivo per cui si è recata lì: Cassandra deve recuperare le lettere estremamente confidenziali che lei e sua sorella Jane Austen si sono scambiate negli anni con Eliza Lloyd Fowle, madre di Isabella e loro grande amica. Guai se tali informazioni private e personalissime cadessero in mani sbagliate, rischiando di offuscare la carriera, che già si preannuncia fulgida, della sua adorata sorella Jane!

“Gli uomini hanno avuto un vantaggio su di noi nel raccontare la propria storia. [...] Sono le loro mani che hanno usato la penna” è la citazione ad incipit del volume, tratta da Persuasione di Jane Austen, che dà un po’ la chiave di lettura di Miss Austen. Viceversa, infatti, Gill Hornby usa la penna per raccontare una storia di donne, dal loro punto di vista, in un’epoca in cui la donna dipende totalmente dalla propria famiglia, di origine o acquisita tramite matrimonio (ben calcolato), e rimanere nubili prima e senza parenti poi rappresenta, oltre che uno stigma sociale, una seria difficoltà economica. Questo lo sfondo in cui si snodano le vicende movimentate delle sorelle Austen, entrambe nubili, che Gill racconta con lo stesso stile brillante, a tratti fortemente ironico, che si ritrova nei romanzi della celebre Jane, ricostruendo un’ambientazione avvolgente e credibile. Cassandra, privata dell’amore della sua vita, ha votato l’intera sua esistenza all’altro grande amore, la sorella Jane, troppo acuta, indipendente e sincera per accontentarsi di un matrimonio d’interesse. Le due hanno così vissuto in simbiosi fino alla morte di Jane, consumata da una fine che rimane misteriosa, come misteriose restano le motivazioni per cui Cassandra (sua esecutrice letteraria) sceglie di distruggere parte della sua corrispondenza. Gill Hornby ipotizza e prova a ricostruire questi scambi epistolari, offrendo ai lettori il lato più umano, con debolezze, insicurezze, timori, di una grande donna prima che di una celeberrima scrittrice.



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