Nessuno come noi

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Nell’inverno del 1987 Vincenzo ha sedici anni e frequenta il liceo “Majorana” di Moncalieri. Non è sicuramente tra i più popolari della scuola, tutto il contrario, visto che in terza G è conosciuto come il secchione della classe. Originario del piccolo comune di Nichelino, la madre impiegata in una ditta di pulizie e il padre operaio alla Fiat, Vince è ben contento di passare inosservato. Per fortuna ad aspettarlo di ritorno dalle vacanze invernali ci sono le compagne di banco Caterina, bella quanto frivola e per la quale Vince ha da sempre una cotta, e Alessandra detta “Spagna”, la dark della scuola. Vince, Cate e Spagna sono inseparabili e condividono tutto: panini tonno e carciofini, confidenze, le canzoni degli Spandau Ballet e le segrete aspirazioni da paninari – tranne Spagna, tutta convinta che il nero rappresenti la libertà. I compagni li hanno persino rinominati “Tre cuori in affitto”, come i protagonisti del telefilm in onda su Rete4. Se tra tutti i professori poi dovessero indicare il loro preferito, sicuramente la scelta ricadrebbe sull’insegnante di italiano, Elisabetta Bottone, ribattezzata “Betty Bott”. Ballerina di jazz nel tempo libero, in aula la Bottone alterna spiegazioni su Dante a involontari passi di danza e rimbrotti in francese. Il primo giorno dopo le vacanze invernali perciò Vince è convinto di trovare tutto come lo aveva lasciato. Invece durante l’ora di matematica si presenta in classe un ragazzo nuovo, con una testa di capelli ricci e un Moncler rosso fiammante. Si chiama Romeo Fioravanti ed è stato assegnato alla terza G dopo la bocciatura in un prestigioso istituto privato. Fastidioso e al contempo attraente, l’arrivo di Romeo non impiegherà molto a sabotare le certezze non solo dei “Tre cuori in affitto”, ma anche della prof. Bottone…

Ci sono momenti della vita che segnano immancabilmente ognuno di noi e quelli trascorsi tra i banchi di scuola delle superiori sono tra questi. Tutti siamo in grado di riportare alla mente i bigliettini scambiati con i compagni di banco, l’ansia prima di un’interrogazione, la notte insonne alla vigilia della gita o quella volta che il tipo a cui morivi dietro si è messo con la bella della classe. Crescendo poi tutti quei momenti vengono rivisti in una prospettiva diversa, ma è impossibile non provare almeno un po’ di nostalgia. Luca Bianchini gioca proprio con i ricordi delle superiori, inventando e attingendo a fatti reali, per regalare ai lettori un tuffo nella loro adolescenza. Nessuno come noi forse non brilla per qualità narrativa o originalità della trama, però rimane un romanzo fresco, ricco di sentimenti (non necessariamente buonisti) e leggerezza, come solo gli anni scolastici possono essere. Interessante inoltre l’idea di sviluppare il racconto non solo dal punto di vista dei ragazzi, ma anche di quello degli adulti: si ha così la certezza che età non è per forza sinonimo di maturità e che, non importa l’esperienza, la vita riesce sempre a sottoporci prove per le quali rischiamo un “impreparato”. Lettura pertanto consigliata sia ai ragazzi, che possono ritrovare nelle vicende dei protagonisti le proprie, sia ai più grandi, specialmente se cresciuti negli anni Ottanta, per via dei continui riferimenti alla cultura popolare dell’epoca.



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