In paese stavano gli uomini

In paese stavano gli uomini

È il ventiquattro dicembre, la notte della vigilia di Natale, e le strade della città sono spazzate dalla pioggia battente di un temporale spietato. Nino, in casa propria, si ritrova alla porta un amico che credeva (o che forse aveva deciso) di aver seppellito negli anfratti della propria memoria, un amico che ormai non vede da parecchi anni; da quand’era solo un ragazzo, in effetti. Si tratta di Bruno e si trova lì, davanti alla porta della sua dimora, per chiedergli, quasi per implorarlo, di tornare con lui a Pianadora, paesino infestato da oscure presenze. Botti come bombe che esplodono sottoterra, un ronzio sinistro e perenne a pervadere l’aria come le sirene che in guerra precedono un attacco nemico, omicidi efferati che hanno tutta l’aria d’essere rituali atroci. Eventi che gli abitanti del paese non possono più ignorare e che ormai hanno gettato nel panico cieco l’intera comunità. A far salire la paura, a far alzare il termometro dello sconcerto generale, è il ricordo della sparizione di Dodo, un ragazzino scomparso in una torrida estate degli anni Settanta, che per forme parrebbe quasi ricollegarsi ai fatti misteriosi di questi ultimi giorni. C’è effettivamente un collegamento tra gli accadimenti? Parrebbe di sì. E parrebbe che la chiave per la risoluzione della faccenda sia da ricercarsi nel legame, atipico e fumoso, tra la gente che vive a Pianadora e la colonia di santi minori che risiede nella selva appena oltre i suoi confini. Bruno, spaventato da quei pezzi di una storia che si infittisce sempre di più, chiede quindi l’aiuto di Nino per risolvere il mistero...

In paese stavano gli uomini è un buon romanzo. Si tratta della seconda prova narrativa di Filippo De Matteis (leccese classe 1981, vincitore con la sua opera prima Cuori di seppia, edito sempre da Elliot, al “Festival internazionale du Premier Roman Chambéry” 2018) e ha tutte le caratteristiche per entrare nel novero dei libri da leggere quest’anno. De Matteis ha una bella penna, lo stile ha avuto un netto miglioramento rispetto all’esordio, e la mette al servizio di quella che credo sia la maggior qualità di questo romanzo: la storia. Una trama fitta, che tiene la pagina e tiene molto alta la curiosità del lettore man mano che la lettura procede, ricca di accadimenti tutti permeati di un mistero creato abilmente. I personaggi sono ben funzionanti, si muovono con agilità tra le righe della narrazione. E il sottosuolo della narrazione, la vicenda centrale che muove i fili della storia in sé è un originale tocco finale. Insomma, In paese stavano gli uomini è un romanzo che si fa leggere. Scorre bene, non si inceppa, e intrattiene il lettore come ogni romanzo del mistero che sia degno di questo nome. De Matteis, come accennavo prima, ha una penna superba, sa quello che fa, e in certe occasioni si lascia trasportare dalla psicologia dei propri personaggi che lo portano a punte piuttosto alte. Certo, a volte la storia può sembrare poco realistica, un po’ forzata o non molto aderente alla realtà, ma credo che questa particolarità faccia parte della cifra dell’autore.



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